Tre marsalesi vincono il Campionato Europeo di vela D’altura J24
Trionfo azzurro in Svezia, i velisti marsalesi Bonanno, Scontrino e Linares, insieme a Picaro e Branciforte, vincono il Campionato Europeo J24 2026 con “La Superba” del Centro Vela Altura della Marina Militare

Il vento del successo soffia da Marsala e ha attraversato il Mare del Nord fino a Trelleborg, in Svezia, dove tre figli di questa terra hanno scritto una pagina memorabile per la vela italiana. Ignazio Bonanno, Simone Scontrino e Francesco Linares, cuore pulsante dell’equipaggio del J24 La Superba, insieme a Francesco Picaro e Alfredo Branciforte, hanno conquistato il titolo di Campioni Europei J24 2026. Altura della Marina Militare, timonato da Ignazio Bonanno, in equipaggio con Simone Scontrino alle scotte, Francesco Ciccio Linares centrale, Francesco Picaro due e Alfredo Branciforte prodiere, forte di un poker di vittorie nelle dieci prove disputate e parziali regolarissimi (15 punti; 2,1,1,2,-9,3/SCP30%-1,2,3,2,1,) si è laureato Campione Europeo 2026.
I tre velisti marsalesi, l’anima vincente di questa imbarcazione, sono stati capaci di trasformare dieci prove di regata in un monologo di forza e tecnica. Le acque svedesi hanno fatto da teatro a un dominio che ha visto la barca della Marina Militare salire sul gradino più alto del podio continentale per la terza volta, dopo le imprese del 2012 e del 2019.

La città di Marsala, che affonda le sue radici nel mare e nella storia, può oggi vantare tre ambasciatori che hanno sollevato il Tricolore oltre ogni frontiera. Bonanno al timone, Scontrino alle scotte e Linares al centro sono stati il motore di una macchina perfetta, capace di incassare il colpo di una penalità subita in una delle prove senza mai perdere la rotta. La loro esperienza, maturata in anni di campionati mondiali ed europei, ha fatto la differenza in un campo di regata popolato da venti imbarcazioni agguerrite, provenienti da Germania, Irlanda, Olanda, Svezia e Ungheria. Nonostante il vento ballerino e le condizioni meteo proibitive degli ultimi giorni, i tre atleti marsalesi hanno saputo imporre il loro ritmo, regalando alla loro città un motivo di orgoglio che va ben oltre lo sport.
Per la comunità marsalese, vedere i propri concittadini sul tetto d’Europa è un evento che scalda il cuore. Non si tratta solo di una vittoria atletica, ma di un riscatto culturale che lega indissolubilmente il nome di Marsala all’eccellenza velica mondiale. I tre velisti, con la loro grinta e determinazione, hanno dimostrato che il mare di casa, quello che bagna le coste della Sicilia occidentale, può forgiare campioni capaci di affrontare e vincere le sfide più impegnative del Vecchio Continente. Il poker di vittorie parziali e la costanza nei piazzamenti hanno chiuso ogni discorso, lasciando agli avversari tedeschi e olandesi solo le briciole di un podio che profuma di sale e di gloria italiana.

La loro impresa arriva dopo un anno, il 2024, che li aveva visti salire sul secondo gradino dell’Europeo in Sardegna e sul podio mondiale in Grecia. Questa volta, però, la rivincita è stata totale e il trionfo ha il sapore amaro della fatica e dolce della rivalsa. Gli altri equipaggi azzurri, Pilgrim e Ninja, hanno dovuto fare i conti con penalità che ne hanno frenato la corsa, ma nulla ha potuto offuscare la luce dei tre marsalesi che hanno dominato la scena. Durante la cerimonia di premiazione, i riflettori erano tutti puntati su di loro, gli eroi di una città che, da oggi, ha un motivo in più per essere fiera delle proprie radici marinare.
Il risultato sportivo non poteva passare inosservato nemmeno nella sede della politica locale. A chiudere il cerchio di questa giornata di gloria arriva il commento di Maurizio Miceli, Presidente Provinciale di Fratelli d’Italia Trapani. Miceli ha voluto sottolineare come la conquista del campionato europeo da parte dei tre marsalesi rappresenti un orgoglio immenso per l’intera comunità provinciale, esaltando il valore di uomini che da anni portano in alto il nome della Sicilia e dell’Italia nel mondo, con spirito di squadra e sacrificio.
Alberto Di Paola
