Il macabro mistero delle ossa “scomparse” al cimitero di Marsala

Resti umani spariti nel nulla dopo la denuncia di Tp24. Il sopralluogo della polizia municipale non trova traccia dei frammenti mortali nel cassonetto dove erano stati fotografati. Il Comune promette chiarezza, ma le domande restano senza risposta

Foto della redazione di TP24

La fotografia è di quelle che gelano il sangue. Un teschio, ossa lunghe e frammenti mortali abbandonati sul fondo di un bidone della spazzatura. Non in un deposito di materiale biologico, non in un ossario, ma nel contenitore dei rifiuti del cimitero di Marsala. La denuncia di Tp24 ha scosso l’opinione pubblica e costretto il Comune a uscire allo scoperto. Ma quando la polizia municipale è arrivata sul posto, accompagnata dall’assessore Gabriele Di Pietra, i resti umani immortalati nella foto non c’erano più. Come per magia, o forse per mano di qualcuno che ha voluto far sparire ogni traccia imbarazzante, quel macabro trofeo era svanito. Di chi erano quelle ossa? Chi le ha gettate tra l’immondizia? E perché sono sparite proprio all’arrivo degli agenti?

 

La sindaca Andreana Patti parla di “profondo sconcerto” e promette di fare piena luce, ma il fatto che i resti siano volatilizzati solleva interrogativi inquietanti sulla gestione di ciò che dovrebbe essere sacro. Le operazioni di estumulazione erano state affidate a una ditta esterna, ma nessuno sembra in grado di spiegare come i resti di un essere umano possano finire in un cassonetto. Il dirigente comunale ha già chiesto relazioni e chiarimenti alla società incaricata, ma la vicenda assume i contorni di un giallo. Dove sono finiti quei frammenti mortali nel lasso di tempo tra la foto e l’arrivo degli agenti? Chi li ha rimossi? E con quale autorizzazione?

Se è vero, come denunciato da alcuni cittadini, che il sistema di videosorveglianza del cimitero è fuori uso da tempo, allora ci troviamo di fronte a un fallimento complessivo del sistema di controllo. Un cimitero non è un magazzino. È il luogo della memoria, dove la dignità dei defunti dovrebbe essere preservata con cura. E invece Marsala si ritrova a fare i conti con immagini che restituiscono l’immagine di un degrado inaccettabile. Una città che non riesce a garantire il rispetto nemmeno ai propri morti sta tradendo il patto fondamentale con i suoi cittadini.

Ma la vicenda apre uno scenario ancora più inquietante: che fine fanno i resti umani dopo essere stati estumulati dai loculi? Il Comune di Marsala negli anni ha predisposto fosse comuni o ossari per accoglierli? Esiste un registro che documenti l’ultima dimora attribuita a quelle ossa? Perché la sensazione è che troppo spesso gli interventi di stimolazione delle salme vengano eseguiti con una leggerezza che rasenta l’oltraggio. Non si tratta solo di etica, ma anche di possibile rilevanza penale. L’articolo 410 del Codice penale parla chiaro: il vilipendio di cadavere o di resti mortali è un reato. E quelle immagini, se confermate, potrebbero integrare esattamente quella fattispecie.

La sindaca Patti ha assicurato che, qualora emergano irregolarità, scatteranno denunce e provvedimenti. Ma intanto restano le domande sospese, come lame pronte a cadere. Di chi erano quei resti umani? Quale famiglia sta aspettando risposte che forse non arriveranno mai? E come è possibile che in un luogo sacro come un cimitero si possa assistere a uno scempio del genere? La memoria dei defunti non può essere calpestata dall’incuria e dall’approssimazione. Così come il dolore dei vivi non può essere insultato da immagini che non meriterebbero altro che un silenzio carico di sdegno.

Alberto Di Paola

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