Preoccupante disamina sullo stato di salute della viticoltura trapanese tra costi di gestione esorbitanti, crollo delle rese e allarme siccità. L’enologo Lentini Cantine delle Cantine Colomba Bianca chiede interventi strutturali per salvare i vigneti Sicilia
La viticoltura della provincia di Trapani attraversa una fase critica che non si risolve agendo soltanto sul prezzo finale dell’uva o del vino. A lanciare l’allarme è Gaspare Lentini, enologo delle Cantine Colomba Bianca, in una lettera inviata alla nostra redazione. Il nodo centrale, secondo il tecnico, è la drastica riduzione delle rese per ettaro, che si attestano in media tra i 30 e i 50 quintali, un dato che rende la produzione locale poco sostenibile.
Il confronto con altre regioni è impietoso. In Puglia, con rese che possono toccare i 300 quintali per ettaro, il reddito agricolo risulta più alto persino quando l’uva viene pagata la metà. A ciò si aggiunge il problema dell’insularità, con costi di trasporto che spesso triplicano rispetto ad altre aree produttive, penalizzando ulteriormente la competitività dei vini siciliani.
Ma le difficoltà non finiscono qui. Lentini sottolinea l’insufficienza delle strutture per l’approvvigionamento idrico e gli effetti del cambiamento climatico, con ondate di calore sempre più intense che stressano le piante. La mancanza di una pianificazione territoriale, la frammentazione aziendale e l’assenza di meccanismi per gestire l’abbandono programmato dei terreni meno redditizi aggravano il quadro.
Secondo l’enologo, puntare solo sull’aumento del prezzo finale è una “foglia di fico” che nasconde il problema reale. Servono invece interventi concreti da parte di Unione Europea, Stato e Regione per sostenere le aziende, mappare le aree vocate e garantire un reddito anche per i terreni in fase di ristrutturazione. Il rischio, altrimenti, è una progressiva desertificazione agricola che porterebbe alla perdita di reddito, lavoro, paesaggio e identità per l’intera Sicilia occidentale.
Alberto Di Paola
Questa è la lettera dell’en. Gaspare Lentini giunta in redazione:
“L’agricoltura e la viticoltura della provincia di Trapani stanno affrontando una crisi che non può essere ridotta al solo prezzo dell’uva o del vino. Il primo problema riguarda la mancanza di strutture adeguate per l’approvvigionamento idrico, capaci di garantire acqua nel momento in cui la pianta ne ha realmente bisogno.
A questo si aggiunge un cambiamento climatico sempre più evidente, con ondate di calore intense e prolungate che mettono a dura prova le colture e compromettono le produzioni. Il risultato più drammatico è la drastica riduzione delle rese per ettaro, che rappresenta oggi il vero problema della viticoltura trapanese e siciliana.
Basti pensare alla vicina Puglia: lì l’uva può essere remunerata anche circa la metà rispetto alla nostra, ma con rese che arrivano a 300 quintali per ettaro, contro i nostri 30-50 quintali medi. Paradossalmente, quindi, il reddito dell’agricoltore pugliese può risultare superiore. C’è poi il problema dell’insularità, con costi di trasporto che in molti casi sono triplicati rispetto ad altre realtà produttive e che inevitabilmente rendono i nostri prodotti meno competitivi e scoraggiano i potenziali clienti.
Per questo dobbiamo lavorare in maniera strutturale sull’aumento delle rese e sulla capacità produttiva delle nostre aziende. Concentrarsi esclusivamente sull’aumento del prezzo finale del prodotto rischia di essere una foglia di fico che nasconde il problema reale. È necessario che Unione Europea, Stato e Regione si facciano carico di sostenere concretamente le aziende vitivinicole, per evitare il rischio di una progressiva desertificazione agricola. Perdere i nostri vigneti significherebbe perdere reddito, lavoro, territorio, paesaggio e una parte fondamentale della nostra identità, e sarebbe un danno economico e ambientale devastante per tutta la Sicilia occidentale.
Sarebbe utile che l’Unione Europea affrontasse seriamente anche il tema della pianificazione del territorio, attraverso una mappatura delle aree più vocate e di quelle che, nei prossimi anni, rischiano di diventare improduttive e desertificarsi. Oggi molte aziende del Trapanese, essendo fortemente frammentate, si trovano a gestire appezzamenti produttivi insieme ad altri che non riescono nemmeno a coprire i costi di gestione.
Dove necessario, occorrerebbe quindi favorire rimboschimento e abbandono produttivo programmato, garantendo però un reddito alle aziende su quei terreni. L’obiettivo deve essere uno: mettere a reddito l’intera azienda, consentendo agli agricoltori di concentrare gli investimenti sulle superfici realmente produttive e rendere più sostenibile l’intera attività”.
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