Marsala, il carrello del supermercato per “differenziare”

Pensavamo di aver visto di tutto a Marsala, ma il carrello rubato al supermercato per essere poi abbandonato colmo di rifiuti non differenziati va oltre ogni immaginazione. Ci siamo “abituati” agli incivili che non differenziano, che gettano i rifiuti dove, quando è come vogliono… ma, questa sera in piazza Porticella a pochi metri da via Struppa, siamo rimasti esterrefatti nel vedere con quanta facilità si possa abbandonare un carrello pieno di rifiuti accanto ad un marciapiede. Quel che ci sorprende non è il gesto, abbiamo visto di tutto ai margini delle strade, ma la superficialità, l’assenza di senso civico, la mancanza di rispetto per il prossimo, per dell’ambiente e per se stessi.

Il carrello con i rifiuti in piazza Porticella rappresenta, forse, l’ennesimo segnale di disubbidienza di chi non accetta questi “nuovi” metodi della raccolta differenziata 2.0, imposta senza aver sentito la popolazione. Le “imposizioni” non piacciono per loro natura, se poi attorno a loro crescono a dismisura “leggende metropolitane, la gente si rifiuta di collaborare. Forse sta accadendo proprio questo, una forma di disubbidienza. L’utenza marsalese potrebbe essere stanca di non essere tenuta nella dovuta considerazione da chi amministra la Città, di non avere mai avuto la possibilità di confrontarsi in un pubblico incontro con sindaco ed assessori. A ciò si aggiunge il malumore di sentirsi tartassare per un servizio di raccolta dei rifiuti differenziati che costa circa 18 milioni di euro l’anno salvo ulteriori rincari, e assistere ad una città sporca, priva del suo decoro urbano, con le strade gronde di percolato. E, come se non bastasse, si continua a chiedere all’utenza altri sacrifici nel nome del rispetto dell’ambiente e di un fantomatico risparmio sulla prossima bolletta.

Sarà vero?

Oppure è solo una questione economica, quella di rendere più appetibili ogni singola frazione della differenziata. Non si spiegherebbe altrimenti le imposizioni a fare la differenziata con oculatezza come pulire i rifiuti, togliere le parti di diversa natura, esporli all’interno di contenitori, separare il vetro dai metalli, la plastica dai brick, il tappo dalla bottiglia, ecc. Guai a chi sbaglia, i verbali sono “salati” e per chi si disfa di rifiuti pericolosi la denuncia penale, oltre al verbale.

Viene lecito chiedersi a chi giova una differenziata fatta in questo modo, in grado di ottenere a costo zero rifiuti “pregiati”. Alla storiella della diminuzione del costo del servizio ci credono in pochi. Qualche anno addietro neanche la Commissione d’Inchiesta del Consiglio Comunale riuscì a capire quali meccanismi si celano dietro ad un così alto costo dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani di Marsala.

Ed ecco che a Marsala differenziare o non differenziare, è divenuto un dilemma. In gran parte dei cittadini si annida il tarlo del sospetto: “se esco tanti rifiuti, più pago”. Di conseguenza si starebbe differenziando meno e si abbandona i rifiuti ancor peggio, in sacchetti anonimi in zone lontane dal proprio uscio di casa. Evidentemente la tracciabilità dei “mastelli” ai marsalesi sembra non piacere, basta fare un giro per la città per notare che i nuovi contenitori sono scarsamente esposti, mentre aumentano i cumuli di sacchetti nei luoghi meno frequentati. Il cittadino, pure quello che faceva la differenziata fino allo scorso mese, oggi sembra “impaurito” dalla presenza di contenitori che tracciano i suoi rifiuti tramite un chip ed un codice a barre.

Teme che qualcuno possa mettere rifiuti nei suoi mastelli e pagarne poi le conseguenze (multe o aumento della tassa dei rifiuti). Ecco il vero problema, nessuno vuole pagare di piú. Tra l’altro non è chiaro se dalla prossima tassazione l’utente risparmierà sulla tassa visto che vi saranno caricati 80 euro ad utente, una sorta di “una tantum” imposta dal Comunale per i nuovi “mastelli”, che nessuno vuole.

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