Marsala, la paura corre sui social: il silenzio alimenta la psicosi
Una rissa in centro, un accoltellamento in via Agnello è il drammatico bilancio dell’ultimo fine settimana. Il silenzio che circonda l’escalation di questa ondata di criminalità rischia di far esplodere la città

Dopo il ferimento del trentenne intervenuto la scorsa sera in contrada Ciancio per aiutare gli amici appena derubati, le voci si sono moltiplicate ora dopo ora. Nei bar, per strada, al supermercato non si parla d’altro. Ogni racconto si ingrossa nel passaparola, ogni episodio diventa più grave di quello denunciato. I social fanno il resto: notizie non verificate, ricostruzioni approssimative, allarmi lanciati senza fonte. Regna il caos e la paura collettiva cresce più dei fatti. Tant’è che alla forze dell’ordine mancano tante denunce.
Le istituzioni, dal canto loro, invitano a mantenere la calma, a denunciare quanto accade alle forze dell’ordine e a lasciare a loro ogni azione successiva: ogni gesto di giustizia privata sarà perseguito, perché nessuna vendetta può sostituirsi alla legge. La sindaca Andreana Patti è responsabile dell’ordine pubblico, ma non ha poteri né mezzi per fronteggiare l’ondata di microcriminalità. Vero. Però da prima cittadina può e deve rivolgersi con fermezza al Prefetto di Trapani, al ministro dell’Interno, se serve anche a quello della Difesa, per ottenere uomini e mezzi. Il territorio è talmente vasto che le forze dell’ordine non possono garantire un controllo costante ventiquattro ore su ventiquattro. Il silenzio non è una risposta.
Intanto i quartieri si organizzano da soli. Ronde di vigilantes, iniziative spontanee, gruppi di cittadini che si sentono abbandonati si alternano nel controllo del territorio. È il segnale più preoccupante: quando lo Stato non c’è, la gente si arrangia, e l’arrangiamento porta a scontri, a equivoci, a gesti irreparabili. La periferia non dorme. I padri rinunciano al turno di notte per non lasciare sole mogli e figli. L’aria è tesa, e quando cala il buio le ronde iniziano a girare.
Non si può andare avanti così, non si può vivere con il fiato sospeso e con lo sguardo che scruta ogni angolo buio. La città esigerebbe risposte certe e concrete, che provengano da fonti autorevoli e credibili, e preténderebbe una presenza visibile e rassicurante delle forze dell’ordine, capace di restituire ai cittadini la sensazione di essere protetti. Invece regna un silenzio assordante, un vuoto che pesa come un macigno: e il silenzio, si sa, è il miglior alleato della paura, la alimenta e la lascia crescere fino a trasformare ogni ombra e ogni evento sospetto in una psicosi collettiva, in un contagio che avvelenerebbe i pensieri e le strade.
E la psicosi, a Marsala, ha già vinto troppe notti, dettando legge e spegnendo la fiducia. Ma il pericolo più insidioso sarebbe un altro: che, in nome della paura, si facesse strada una giustizia privata, sommaria, dettata dall’istinto e non dalla legge, capace di trasformare cittadini impauriti in giustizieri. Sarebbe una deriva inaccettabile e da condannare senza ambiguità: quando lo Stato tace troppo a lungo, il buio non dovrebbe mai generare vendetta, perché la vendetta non è giustizia e non restituirebbe sicurezza, ma altra violenza e dolore.
Alberto Di Paola
