Salute mentale in Sicilia tra carenze e fondi non spesi
Dopo l’incontro del primo ottobre in Assessorato si ferma la rottura del 13 ottobre ma i reparti rischiano il collasso. Sempre più falle nella rete psichiatrica: Trapani e Marsala sono l’emblema di un sistema che scarica tutto sulle famiglie.

La salute mentale in Sicilia resta un’emergenza ignorata. La sospensione della manifestazione prevista per il 13 ottobre davanti alla Presidenza della Regione, decisa dal Movimento regionale delle associazioni non risolve il problema. La decisione è stata adottata l’apertura al dialogo arrivata dall’Assessorato alla Salute, ma non spegne le denunce di familiari, utenti e organizzazioni del Terzo settore. Il tavolo operativo a Palermo dello scorso 1 ottobre è un punto di partenza, ma i problemi sul territorio sono drammaticamente concreti e continuano a pesare su chi convive ogni giorno con la malattia, ma anche di chi simprende cura dell’amnalato.
I Centri di salute mentale, un tempo punti di riferimento per la presa in carico globale del paziente, si sono trasformati in freddi ambulatori. L’approccio multidisciplinare, fatto di équipe con psicologi, assistenti sociali, educatori e professionisti della riabilitazione, è venuto meno. Troppi buchi negli organici, mancano tantissimi psichiatri. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: code interminabili, liste d’attesa che si allungano e una copertura assistenziale ridotta ai minimi termini. Chi ha risorse economiche si rivolge ai costosi studi privati. La stragrande maggioranza degli utenti resta senza cure adeguate, in balía del proprio destino.
La provincia di Trapani, con i suoi oltre 400 mila abitanti, è il fanalino di coda di questa emergenza. Due soli reparti psichiatrici, uno a Trapani e l’altro ad Alcamo, entrambi con un numero di posti letto insufficiente, non riescono a garantire le terapie necessarie. Il Centro di salute mentale di Marsala, con appena tre psichiatri in servizio, non assicura più la reperibilità H24. Gli orari sono quelli di un ufficio: dalle 8 alle 14 dal lunedì al sabato, con due rientri pomeridiani il martedì e il giovedì. Come se fuori da quelle fasce le patologie psichiatriche cessassero di esistere.
Alle proteste dei familiari viene risposto che per le emergenze: bisogna chiamare il 118. Il paziente marsalese viene portato in pronto soccorso, che non dispone di un servizio psichiatrico di supporto. Qui bivacca per ore, in attesa di essere trasferito in ambulanza a Trapani per una consulenza al reparto del Sant’Antonio Abate. Ma anche lì, malgrado la gravità del caso, il ricovero è raro perché i posti sono sempre pieni. Così il paziente rientra in città senza aver ricevuto alcuna assistenza. Una diagnosi, se non c’è una famiglia che se ne prende cura, non basta. Il più delle volte torna a vagare per strada, mettendo a repentaglio la propria vita e quella degli altri, con il rischio concreto di compiere azioni o gesto inconsulti dettate dalla malattia.
L’apertura manifestata dai rappresentanti delle istituzioni pubbliche ha portato il Movimento a sospendere la protesta, ma restano nodi irrisolti. La Consulta delle associazioni di familiari e utenti non viene convocata dal luglio 2024, il Coordinamento tecnico regionale dal gennaio 2025. Le proposte su budget di salute, organici e servizi psichiatrici di diagnosi e cura giacciono senza risposta. Sul fronte dei fondi, il documento presentato all’ARS segnala circa 40 milioni di euro non spesi fino al 2024.
Vanno sbloccate le risorse residue, ferme per la mancata presentazione della relazione sull’utilizzo dei fondi alla commissione Sanità, prevista entro il 31 marzo. La Fp Cgil ha sollecitato un quadro completo degli organici per valutare le necessità del settore, anche in vista delle annunciate assunzioni, e ha chiesto la presenza obbligatoria dell’assistenza per la salute mentale nelle Case e negli Ospedali di comunità.
Le famiglie, nel frattempo, continuano a sostenere un peso insostenibile: non ce la fanno più a sopperire al vuoto istituzionale”. La salute mentale richiede interventi sanitari, sociali ed educativi coordinati e un coinvolgimento concreto dei familiari nei percorsi di cura. La sospensione della protesta lascia ora spazio al dialogo. Il passaggio decisivo sarà tradurre l’apertura in risposte operative su risorse, personale e continuità dell’assistenza. Altrimenti, per chi vive con un disturbo psichiatrico in Sicilia, non resterà che continuare a sperare in un sistema che finora li ha dimenticati.
Alberto Di Paola
