Furti nel versante sud, a Marsala scatta la caccia all’uomo

Un gruppo insegue e aggredisce il conducente di un furgone nella zona sud, poi dà fuoco al mezzo. Le immagini girano sui social suscitando consensi mentre la polizia indaga.

La notte appena trascorsa ha segnato il punto più grave di una tensione che nella zona sud di Marsala covava da giorni. Un furgoncino è stato inseguito da più automobili, accerchiato e fermato. Poi un gruppo di persone è sceso dai mezzi e ha aggredito il conducente. Il veicolo è stato dato alle fiamme nei pressi dell’autoparco comunale di contrada Ponte Fiumarella. Tutto è stato filmato con i telefoni cellulari e diffuso sui social, compreso un urlo agghiacciante di una donna: “Lo stanno massacrando”.

Le immagini mostrano la scena tra Bambina e Ventrischi. Si vedono diverse auto stringere il furgoncino fino a bloccarlo, poi uomini con mazze e bastoni colpire il mezzo e la persona alla guida. Qualcuno incita: “Vai, vai”. La voce femminile che grida il suo orrore: Lo stanno massacrando”. è diventata in poche ore il simbolo di una notte che Marsala non dimenticherà facilmente.

Quanto accaduto è gravissimo, un uomo ha rischiato il linciaggo. Le indagini sono affidate alle forze dell’ordine, che stanno acquisendo i video dei sistemi di videosorveglianza presenti nella zona. Parallelamente, gli inquirenti stanno esaminando il materiale sensibile pubblicato sui social: filmati, fotografie e post che nelle ultime settimane hanno alimentato un clima di sospetto e di vera e propria caccia al presunto colpevole.

Secondo quanto ricostruito, all’inseguimento avrebbero partecipato una decina di persone a bordo di più auto. L’uomo alla guida del furgone sarebbe stato individuato perché ritenuto da alcuni coinvolto negli episodi degli ultimi giorni. Ma sarà compito degli investigatori verificare il suo eventuale ruolo e ipotetiche responsabilità.

Qui si apre la riflessione che questa vicenda impone, senza sconti. “Dov’è Abele, tuo fratello?”. La domanda che Dio rivolge a Caino dopo il primo omicidio della storia umana risuona ancora oggi, identica nella sostanza, davanti a un uomo inseguito, accerchiato e picchiato da un branco. Nessuno può farsi giustizia privata. Nessun atto commesso, nessuna paura, nessuna esasperazione giustifica l’azione punitiva. Gli autori di questa aggressione, una volta identificati, dovranno rispondere davanti alla giustizia delle proprie azioni, e rischiano condanne ben più severe rispetto a quelle che potrebbero colpire l’aggredito, anche nel caso in cui venisse riconosciuto autore di qualche reato perpetrato poco prima.

Non si hanno notizie della persona picchiata, delle sue condizioni. Ma il quesito che tutti dovrebbero porsi è un altro: in base a quali prove inconfutabili si è mosso il branco per la sua missione punitiva? Fino a quando le indagini degli inquirenti non avranno accertato il suo ruolo, potrebbe pure trattarsi di una persona estranea ai fatti. Un motivo in più che non giustifica gli aggressori. La presunzione di innocenza non è un orpello giuridico: è il confine che separa una società civile dalla legge del più forte.

E non finisce qui. Perché sui social, in queste ore, non circolano soltanto i video dell’aggressione. Circolano commenti. Post che incitano all’odio, che invocano violenza privata, che indicano nomi e volti come se fossero sentenze. L’anonimato di Facebook non sottrae nessuno all’identificazione della polizia postale. Chi ha commentato istigando alla violenza, chi ha condiviso dati personali, chi ha alimentato la caccia all’uomo dovrà rispondere delle proprie parole. Il confine tra lo sfogo e il reato è più sottile di quanto molti credano, e la rete non è una terra franca.

Niente di quanto è accaduto questa notte è giustificato dal clima di paura che si è creato negli ultimi giorni sui social. Un allarme che corre veloce, soprattutto tra gli anziani e le persone che vivono sole. Il tam tam fra commari sta creando molta paura e apprensione. Le segnalazioni parlano di furti, di fedi strappate a chi va in bicicletta, di minacce con un coltello per pochi spiccioli, di bambini avvicinati per il cellulare. Cose gravi, se vere. Al momento non risulterebbero confermate. Eppure la percezione di insicurezza cresce, soprattutto nelle zone periferiche e isolate, dove i controlli mancano e la sera diventa un momento temuto.

La gente è stanca, ha paura, adotta da sola misure per proteggere casa. Ma la risposta non può essere il branco. Non può essere l’incendio di un furgone. Non può essere un urlo che dice “lo stanno massacrando” mentre nessuno chiama le forze dell’ordine. Le indagini dovranno ricostruire l’intera vicenda, individuare i responsabili dell’aggressione e dell’incendio e, parallelamente, fare chiarezza sui furti e sugli altri episodi che hanno alimentato la tensione.

Perché la giustizia non si amministra con le mazze. E chi ha creduto di poterlo fare, questa notte, ha scavalcato un limite che nessuna paura può cancellare. La paura dei residenti del versante sud nei giorni scorsi era approdata a Palazzo VII Aprile quando il consigliere comunale Gaspare Di Girolamo ha pubblicamente informato l’aula invocando misure per dare serenità agli abitanti di Bambina, Ventrschi, Santo Padre, Berbarello e Cuore di Gesù.

Alberto Di Paola

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