Marsala ha scelto: Andreana Patti sindaca

Marsala ha scelto: Andreana Patti sindacaCon oltre il 50% dei consensi Patti conquista Marsala e raccoglie un mandato chiaro: cambiare rotta in una città che da decenni aspetta risposte concrete su porto, strade, decoro e turismo

Andreana Patti ha vinto. Con un consenso che supera la soglia del 50%, Marsala le ha consegnato le chiavi della città e un mandato inequivocabile: cambiare rotta. Non era difficile prevederlo: nell’aria si avvertiva una voglia di svolta che andava oltre gli schieramenti. Il voto disgiunto lo conferma: migliaia di elettori hanno scelto la persona, attraversando coalizioni e appartenenze, spinti da un’onda civica che la nuova sindaca ha saputo interpretare con intelligenza e coraggio. Dai “100 progetti per 100 borgate” il vento è cambiato, trasformandosi in “I care”: mi prendo cura di voi, della nostra città. Parole diventate programma, identità, mantra e, infine, vittoria schiacciante.

La cronaca politica lascia sul campo i resti di un centrodestra che si è sabotato da solo. Pur di non ricandidare Massimo Grillo, ha preferito cedere Marsala al centrosinistra. Grillo ha annunciato che siederà in consiglio comunale per vigilare sulle opere avviate: un gesto di responsabilità che merita riconoscimento. Giulia Adamo, candidata in una corsa compromessa in partenza, è rimasta schiacciata da un ambiguo gioco di partiti e da un voto trasversale che ne ha penalizzato la corsa. La sua amarezza è comprensibile, ma la sua dignità resta intatta: ha già dimostrato, in passato, la propria statura politica. Leonardo Curatolo, fermo sotto l’1%, paga lo scotto di chi non ha trovato la scintilla del consenso. Marsala non ha scelto la protesta. A tutti e tre va il rispetto dovuto a chi si spende per la propria comunità. Il dato politico più eclatante, tuttavia, resta la risurrezione di un centrosinistra che sembrava scomparso da anni.

Ma il tempo delle analisi cede il passo alla sostanza. Ad attendere Andreana Patti c’è una città che da decenni accumula ferite. Ogni angolo racconta una promessa non mantenuta: la bretella autostradale per Mazara mai realizzata, gli strumenti urbanistici al palo, i sottopassi ferroviari rimasti fantasmi. La Marsala turistica è ancora un sogno nel cassetto: costa deturpata dal cemento, parcheggi inesistenti, pista ciclabile abbandonata. La rete idrica è un colabrodo, le strade sono dissestate, il verde urbano latita, i quartieri popolari sfiorano il degrado. E il nuovo porto? Cinquant’anni di annunci e conferenze stampa, poi puntualmente arenato. Generazioni di amministratori lo hanno promesso, nessuno lo ha realizzato. E, dulcis in fundo, le opere del PNRR ereditate da Grillo rappresentano la prima urgenza da affrontare con lucidità e determinazione.

 

È la storia di una Marsala che ha imparato a convivere con le incompiute, con l’economia in caduta libera e la fuga dei giovani. Non è un processo, perché la firma su questi fallimenti non appartiene a un solo uomo. La responsabilità va condivisa con i partiti e con chi si fregia del titolo di onorevole, figli di un sistema politico anomalo in una città che troppo spesso ha preferito il candidato venuto da lontano a quello del posto. Una colpa da spartire anche con uomini e donne delle coalizioni che hanno amministrato negli ultimi trent’anni. Cambiare casacca per rifarsi una verginità politica non basta: rinnegare simboli e compagni del passato, saltando da uno schieramento all’altro, serve a poco se il fine è soltanto conquistare uno scranno a Palazzo VII Aprile.

Per il bene di Marsala è giunta l’ora di deporre le armi della discordia e unire le energie migliori. Il civismo che ha portato Andreana Patti alla guida della città la chiama ad agire con equilibrio, da autentica garante super partes. Voltare pagina significa aprire nuovi orizzonti, dimostrando che servono tutte le forze per costruire una comunità più bella, più prospera e più attenta alle fragilità. La vittoria è stata netta, ma ora comincia la prova più esigente. Marsala non può più aspettare: si attende un’inversione di rotta reale e coraggiosa. Il tempo, adesso, parla chiaro: nessuno deve restare ai margini.

Alberto Di Paola

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