Tempi di ricette veloci, di street food e d’ingredienti biologici. Per chi non vuole rinunciare alla qualità e alla tradizione ecco a voi i migliori panini siciliani.

 

Qui da noi la cucina è un’arte che si tramanda e di cui facciamo esperienza a qualsiasi ora del giorno e della notte. Odiamo mangiare male ed essere serviti con maleducazione e fretta perché dopotutto siamo ciò che mangiamo, come ribadì qualche secolo fa il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach. Senza bisogno di andare così indietro nel tempo è comunque evidente che la qualità dei prodotti, l’attenzione nella preparazione dei piatti e – perché no – un sorriso e una parola accogliente rendono l’esperienza culinaria davvero completa. È per queste ragioni che ci alziamo dal tavolo soddisfatti e felici dopo aver mangiato. Non c’è neppure bisogno di chissà quante portate per godere appieno di questa soddisfazione perché un panino siciliano preparato con tutti i crismi è gioia per gli occhi e per lo stomaco.

Al largo delle coste di Marsala, nella Sicilia occidentale, troviamo un comprensorio marittimo che da secoli è dedicato alla pesca del tonno e proprio questo pesce costituisce uno degli ingredienti fondamentali dei panini preparati nella zona. Il panino al tonno richiede ovviamente un prodotto fresco e di prima qualità e in quest’area di certo non manca. Aggiungiamo poi dei peperoni grigliati per accompagnarne la carne e addolcirne il sapore. Olio extravergine di oliva rigorosamente siciliano per ammorbidire il tutto, poche gocce di aceto locale, sale e pepe. Una ricetta sfiziosa per un’estate che non accenna a finire.

 Dall’altra parte della Sicilia, a Palermo, incontriamo il famoso pani câ meusa (panino con la milza). L’origine della ricetta va indietro nel tempo fino all’epoca medievale quando gli scarti della macellazione come le interiora venivano ridistribuiti tra i ceti più poveri. Di certo i nobili non sapevano cosa si stavano perdendo visto che ancora oggi il panino con la milza è diffusissimo in tutta Palermo. Spolverato con sesamo all’esterno, conserva al proprio interno pezzetti di milza, polmone e talvolta trachea. Spesso accompagnato con caciocavallo o ricotta è una delle prelibatezze della città siciliana.

Visto che di storia e tradizione parliamo, mentre ci avventuriamo nelle specialità gastronomiche dello street food della nostra isola ci fa piacere ricordare la curiosa origine da cui deriva il termine panino. Avrete di certo già sentito parlare di sandwich, ma mai con la maiuscola. Sì, perché il conte di Sandwich fu un aristocratico e diplomatico britannico; per poter partecipare alle partite di un gioco molto simile al blackjack europeo, in cui il giocatore poteva decidere se chiedere un’altra carta, rilanciare o raddoppiare, si fece preparare un piatto da poter mangiare con una mano sola. Da qui il termine sandwich, poi diventato di uso comune.

 Un sandwich che qui in Sicilia conosciamo bene e che di certo sarebbe piaciuto al nobile inglese è il pane cunzato. Non un semplice panino, perché per poterlo mangiare come si deve occorre il tipico pane della nostra isola. Al suo interno i sapori inconfondibili della Sicilia: acciughe salate, pecorino, pomodoro maturo e un filo di olio d’oliva.

Tra le tradizioni culinarie della nostra terra troviamo anche ricette vegetariane e vegan realizzate con prodotti biologici e di alta qualità. Pane e panelle è un piatto tipico del nostro street food. La base è naturalmente del morbido pane con sesamo, ma le vera sorpresa sta all’interno. Una pastella di farina di ceci ed origano sciolta in acqua salata per farla diventare una pasta cremosa. Viene poi tagliata e fritta e inserita nel celebre panino tanto caro ai palermitani.

Altro panino rigorosamente vegan è quello con i cazzilli o crocchè. Simile al precedente al posto dei ceci troviamo al suo interno polpette di patate. È un tipico esempio di come nel corso dei secoli la cucina siciliana ha saputo unire i propri piatti a influssi culturali di tradizioni diverse. La prova di come l’integrazione anche in campo gastronomico risulta vincente.

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