Marsala, processo all’infermiere Spanò, la sentenza del Gup Alcamo lascia scontente le vittime degli abusi

Nove anni di reclusione (in parte già scontati ai domiciliari), l’interdizione perpetua: dai pubblici uffici, dall’esercizio di professioni sanitarie e dalla potestà genitoriale ed il risarcimento dei danni alle vittime (tra queste, anche un uomo) mediante la corresponsione di una somma oscillante dai 20 ai 25 mila euro (a ciascuno dei pazienti), nonchè  2 mila per i coniugi e mille per i figli. E’ questa la condanna commisurata dal giudice Riccardo Alcamo per il 54enne infermiere marsalese Giuseppe Maurizio Spanò, processato con rito abbreviato per violenze sessuali su pazienti sedati per dolorosi esami diagnostici (gastroscopie, colonscopie, etc.).  Il pm Silvia Facciotti aveva invocato la condanna di Spanò a 13 anni di carcere: il massimo della pena considerato lo “sconto” di un terzo previsto dal rito abbreviato. Per altro, dall’indagine è emerso che le violenze sessuali risalgono almeno al 2012. A scoprirlo è stato il consulente informatico (Casano) nominato dalla Procura in fase d’indagine, che ha trovato sul telefono cellulare di Spanò, nonché nel “cluster” del computer del dottor Milazzo in uso anche all’infermiere (“Io non so usare il computer” avrebbe detto il medico agli inquirenti), foto e video relativi ad altre violenze sessuali, complete, su pazienti sedati.

La difesa, rappresentata dagli avvocati Stefano Pellegrino e Marco Siragusa puntava sulla “parziale” incapacità di intendere e volere dell’imputato. Ciò sulla base di una consulenza di parte redatta dallo psichiatra Giuseppe Sartori e dalla psicologa Silvia Spanò. Il  il giudice ha escluso il “vizio parziale di mente” in quanto è stata precedentemente effettuato un contro esame due periti nominati dal Tribunale, ovvero dal medico-psichiatra Gaetano Gurgone e dalla psicoterapeuta Francesca Lombardi. I due professionisti avrebbero spiegato che l’infermiere, quando agiva, “era assolutamente in grado di intendere e di volere”. Per cui lo Spanò dal 2012 al 2016 avrebbe commesso le sue perversioni con “premeditazione e la lucidità” nello studio medico privato di via Sanità, a Marsala, del noto gastroenterologo Giuseppe Milazzo, primario presso l’Ospedale di Salemi.

Gli avvocati di parte civile Vincenzo Forti, Calogera Falco e Francesca Lombardo, che rappresentano le vittime, almeno quelle che hanno avuto il coraggio di farsi avanti e di denunciare i fatti all’Autorità Giudiziaria, sono rimasti scontenti e stanno attendendo che venga depositata la sentenza per valutare il ricordo in Corte d’Appello.

Cala un velo pietoso, intanto, sulla vicenda che non ha avuto ne vinti e ne vincitori, ma che lascia molto amaro in bocca alle vittime, dirette ed indirette: ai pazienti che hanno avuto il coraggio di farsi avanti e di denunciare pubblicamente “l’orco” che si celava dietro un camice e la rispettabilità di uno studio medico; a chi si porterà dietro, per tutta la vita, il sospetto di essere stato un ignare vittima. Un dubbio angosciante, forse ancor più della verità, che accomuna diverse centinaia di pazienti (uomini. donne, giovani e vecchi) che essendo passate dallo studio medico del dottore Milazzo sono finite sotto le grinfie dell’infermiere, ricevendo inconsapevolmente le sue insane attenzioni. Vittime sono pure le famiglie delle vittime (coniugi e figli), ma anche quelle dell’infermiere Spanò e del medico Milazzo. Entrambe “distrutte” dalla vergogna. Il medico, primario ospedaliero, persona stimata ed affermata in società, che non si sarebbe mai accorto di nulla. La sua unica colpa, forse, è stata quella di  aver dato una grande fiducia al suo collaboratore

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Commenti

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    Marilù 2 anni

    ..e se fosse stata stuprata la madre o la moglie del giudice…?
    Spero che le IENE ne faranno festa!

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    Marilù 2 anni

    VERGOGNA..
    E se fosse stata la madre o la moglie del giudice…???
    Spero che le ” IENE” ne faranno festa!!