La Sicilia è a rischio di povertà, l’assessore Lagalla: “è prioritario intervenire”

Scuola, Lagalla: "Vigileremo sull'andamento della sperimentazione"“Contrastare la povertà per la crescita della Sicilia”. È il tema della giornata di lavori che si è svolto oggi nella sede della Missione Speranza e Carità di fratel Biagio Conte. A organizzare l’incontro l’Alleanza contro la povertà, la rete che collega 37 tra associazioni, sindacati, enti e movimenti del terzo settore che, per la prima volta da quando nell’agosto scorso è stato istituito il Rei, il reddito d’inclusione, si confronta nell’Isola con i vertici delle istituzioni.

Tra i presenti, l’assessore regionale alla Formazione, Roberto Lagalla, intervistato nel video.

Accendendo i riflettori sul tema. Il Rei, la prima misura strutturale contro la povertà adottata nel
paese, entra in vigore concretamente in questi giorni. E in Sicilia l’adozione dello strumento, che chiama in causa Regione e Comuni, s’inserisce sullo sfondo di dati drammatici. Qui la condizione di povertà sfiora il 40% della popolazione.

La Sicilia è la regione col reddito medio familiare (21,8 mila euro) tra i più bassi d’Italia. Ancora in Sicilia, a Palermo per la precisione, il missionario laico Biagio Conte ha voluto, nei giorni scorsi, inscenare una silenziosa protesta digiunando e dormendo per strada per “stare al fianco”, con le sue parole, di chi non ha casa né lavoro.

Illustrati i risultati di un’indagine sull’attuazione nell’Isola del Sia (il Sostegno all’inclusione attiva), la misura contro la povertà adottata nel Paese nel 2016 e che, da quest’anno, cederà il passo al Rei.

Il rapporto indica che la Sicilia è la regione con il più alto tasso di persone a rischio povertà in Europa: il 41,8%. Nell’isola un terzo dei giovani tra 15-24 anni (il 31,9%) non studia né lavora (Neet). Una bimba nata in Sicilia nel 2016 ha una speranza di vita di due-tre anni in meno di una bambina nata altrove. Anche rispetto al nord Italia: 83,8 anni a Palermo, 86,3 a Trento. Sono i dati di una ricerca sull’attuazione in Sicilia del Sia (Sostegno all’inclusione attiva), la misura contro la povertà adottata nel paese nel 2016 e che, da quest’anno, ha ceduto il passo al Rei (il Reddito d’inclusione).

Quest’ultimo è la prima misura strutturale, non tampone, a essere stata adottata in Italia per fronteggiare le situazioni di marginalità sociale.

La ricerca è stata illustrata da Liliana Leone, direttrice del Cevas, il centro di studi sulle politiche pubbliche con sede a Roma. In Sicilia ha coinvolto 47 distretti sociosanitari su 55 scegliendo Palermo come il luogo di uno degli otto studi di caso svolti in Italia.  «Il Rei – ha detto Rosanna Laplaca della segreteria regionale Cisl – è una grande sfida e assieme una grande opportunità. Perché punta ad affrontare il tema dell’esclusione sociale con un approccio strategico e in un’ottica complessiva che mette al centro la persona».

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