Un “miracolo” dell’UTIC di Trapani raccontato da un medico salvato

La sottile linea tra la vita e la morte e quella professionalità d’eccellenza che strappa al destino i giorni a venire attraverso il racconto di chi, abituato a curare, si è ritrovato salvato

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C’è un momento preciso in cui il camice bianco smette di essere una divisa e diventa un porto sicuro, l’unico approdo possibile in un mare che si è fatto improvvisamente nero. Il dottor Giuseppe Salvatore Trapani, medico di medicina generale per una vita intera, ha conosciuto quel buio durante un infarto che non lasciava spazio a esitazioni.

In un lettera intrisa di una commozione lucida e profonda, un uomo di scienza riconosce il valore immenso dell’equipe dell’UTIC del Reparto di Cardiologia del Sant’Antonio Abate di Trapani. E la professionalità di medici, infermieri e tecnici che, tra stent e protocolli d’urgenza, hanno trasformato un “addio” in una “rinascita”.

È la testimonianza di chi ha visto la propria vita scorrere come una vecchia pellicola e ha trovato, nel reparto guidato da mani esperte, il montatore capace di riavvolgere il nastro e far ricominciare la proiezione. Una storia di eccellenza sanitaria che è, prima di tutto, una grande storia umana.

Il dottor Giuseppe Salvatore Trapani racconta la sua rinascita presso l’UTIC di Trapani. Una lettera di profonda gratitudine verso l’equipe medica che lo ha salvato da un grave infarto, sottolineando l’eccellenza del reparto e l’importanza della tempestività.

Questa la lettera inviata dal dottore Giuseppe Salvatore Trapani

Al Personale Medico e Paramedico della U.O.C. UTIC Cardiologia ed Emodinamica P.O. “Sant’Antonio Abate” – Trapani

Oggetto: Profonda gratitudine per la rinascita – Utic Cardiologica (Emodinamica) di Trapani

Egregi Dottori,
carissimi tutti, mi trovo a scrivere questa lettera con il cuore colmo di una riconoscenza che va ben oltre le parole. Sono il dottor Giuseppe Salvatore Trapani, medico di medicina generale ormai in pensione. E proprio a me, che per una vita ho avuto l’abitudine di curare gli altri, è capitato di trovarmi improvvisamente dall’altra parte, nella condizione di chi ha bisogno di essere salvato.
Qualche giorno fa, a seguito di un improvviso e violento malore, sono arrivato d’urgenza presso la vostra Divisione Utic Cardiologica di Trapani. La diagnosi è stata chiara e severa: infarto acuto NSTEMI su base coronarica. A descriverlo oggi è semplice, ma in quel momento, per me, era il buio.
Stavo male. Malissimo. Eppure, nel profondo, sapevo di trovarmi in buone mani. Ma il cuore, quello che per decenni avevo ascoltato con lo stetoscopio sui petti altrui, ora mi parlava con una voce che non riconoscevo: era il mio stesso cuore a chiedere aiuto. In un attimo, mentre il dolore mi stringeva come una morsa, ho visto passare tutta la mia vita come una vecchia pellicola ingiallita che scorreva indietro nel passato. I volti dei miei cari, i pazienti che ho curato, le notti in bianco, i sorrisi e le lacrime. Tutto. In quei secondi interminabili ho capito cosa significa davvero avere il fiato sospeso tra le dita del destino.
E invece, con una tempestività e una professionalità che mai avrei potuto immaginare, il vostro team ha messo in atto ciò che di più avanzato la medicina cardiologica possa offrire. Senza un minuto di esitazione, è stato attivato il protocollo PTCA, eseguendo con maestria una procedura di PCI che ha salvato la mia vita. L’impianto degli stent DES Onyx Frontier sui vasi trombizzati – la coronaria circonflessa e la IVA – ha ripristinato il flusso del sangue e, con esso, la mia speranza.
Oggi sono tornato alle normali condizioni cliniche, sono a casa e vengo coccolato dai miei familiari che si prendono cura di me. E questo miracolo della scienza, che per un medico non è mai un mistero ma il frutto di studio e dedizione, lo devo esclusivamente a ciascuno di voi.
Desidero quindi esprimere la mia doverosa, sentita e accorta riconoscenza a tutti i professionisti che si sono presi cura di me. Ringrazio di cuore, uno per uno, i dottori e le dottoresse che hanno coordinato e realizzato il mio trattamento: Giovanna Geraci, Daniele Vinci, Alberto Lombardo, Federico Spanò, Carmelo Matteo Farruggia,
Dario Buccheri, G. Borruso, Rodolfo Massafra, e tutti gli altri medici e paramedici responsabili che in quelle ore frenetiche hanno lavorato in perfetta sintonia. Non dimentico gli infermieri, i tecnici, ogni persona che, con un gesto o una parola, ha reso meno terribile il mio passaggio in quel reparto.
Permettetemi, da uomo che ha scrutato a lungo la fragilità umana, di aggiungere una riflessione personale: la vostra UTIC cardiologica di Trapani è una vera eccellenza italiana. Un reparto salvavita, di quelli che fanno la differenza tra la vita e la morte. Ma c’è una condizione, lo ripeto a me stesso per primo e lo affido a questa lettera: bisogna arrivarci subito, in tempo utile, tralasciando tutte quelle cose frivole che spesso ognuno di noi, stupidamente, privilegia. Da questo reparto io sono rinato. Letteralmente. Non posso che ringraziare Dio per avermi messo nelle mani di una grande equipe cardiochirurgica che mi ha strappato alla morte e alla quale sarò grato per tutto il tempo che mi resta da vivere.
Con infinita stima, affetto e una commozione che non riuscirò mai a nascondere del tutto.

Firmato
Dott. Giuseppe Salvatore Trapani
(Medico di Medicina Generale in pensione)

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