Durante l’ultima seduta consiliare, il consigliere Francesco Carini (Fratelli d’Italia) ha richiamato l’attenzione sulla sentenza del Consiglio di Stato numero 9676 del 2025, pronunciata in un contenzioso toscano ma applicabile – secondo Carini – anche ad altri contesti comunali. Link al suo intervento in aula https://www.facebook.com/share/v/1EQb34pFCp/ La pronuncia stabilisce che l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera) riconosce soltanto i costi ritenuti efficienti, mentre gli aumenti tariffari non possono superare determinate soglie: per il biennio 2020-2021, ad esempio, il tetto massimo era fissato al 6,6 per cento.
Carini ha presentato in aula una stima secondo cui, applicando tali principi, il Comune avrebbe potuto conseguire un risparmio annuo compreso tra 1,3 e 4,1 milioni di euro, con una riduzione potenziale della bolletta per le famiglie di circa 50 euro a testa.
Già nella seduta del 31 luglio, la consigliera Linda Licari (Partito Democratico) aveva sollevato il tema della sentenza, chiedendo un esame più approfondito prima del voto. Richiesta che, a quanto risulta, non ha avuto seguito.
Carini ha quindi posto all’Amministrazione alcuni quesiti: perché il voto sul Pef è stato chiesto poche ore dopo la presentazione, senza un’analisi puntuale delle voci di costo avanzate dal gestore Energetica Ambiente? Se il gestore ha dichiarato perdite, quali sono le evidenze di quello squilibrio strutturale che, secondo il Consiglio di Stato, è necessario per giustificare gli aumenti? E perché, nei trenta giorni successivi, non sono stati attivati controlli più approfonditi o richieste di rinegoziazione?
Secondo quanto sostenuto da Carini, il Comune disporrebbe di diversi strumenti giuridici e amministrativi per intervenire: invio di diffide, segnalazioni ad Arera, richieste di rinegoziazione contrattuale o addirittura l’avvio di un procedimento di autotutela per la revoca dell’atto deliberativo. Tuttavia, l’Amministrazione ha scelto di recepire i costi indicati dal gestore, senza avvalersi di queste possibilità.
A ciò si aggiunge l’iniziativa promossa su Facebook dall’ex candidato sindaco Leonardo Curatolo, che ha avviato una raccolta firme per chiedere una riduzione del 35 per cento delle indennità degli amministratori e un analogo taglio della TARI per i cittadini. Un’iniziativa che, al di là della sua concreta attuabilità, riflette il malcontento diffuso tra i marsalesi.
Il caso solleva quindi un interrogativo di carattere più generale: se l’Amministrazione abbia valutato con la dovuta attenzione tutte le opzioni disponibili per contenere l’impatto fiscale sui contribuenti, oppure abbia preferito non aprire un contenzioso con il gestore del servizio.
Alberto Di Paola