Sanità pubblica, il paradosso del reparto di ortopedia
Budget ridotti e carenze di personale provocano lunghe liste d’attesa, mentre i medici stranieri rischiano il licenziamento per un cavillo burocratico. La denuncia di Agostino Licari sull’ospedale di Marsala e un sistema che condanna i pazienti senza risorse.

Agostino Licari, ex assessore del Pd a Marsala, ha raccontato la sua prima esperienza da ricoverato nell’ospedale Paolo Borsellino con un misto di gratitudine e rabbia. Da un lato, ha voluto ringraziare pubblicamente il personale dell’Ortopedia, medici e infermieri che, nonostante le gravissime carenze strutturali e il personale sotto organico, compiono ogni giorno un miracolo di professionalità e umanità. Ha visto con i propri occhi professionisti spingere barelle verso la sala operatoria e inventarsi attrezzature di fortuna per sollevare le gambe dei pazienti, sopperendo alla mancanza di strumentazione ordinaria.
Ma dall’altro, Licari ha lanciato un appello accorato alla politica, e in particolare alla segretaria del Pd Elly Schlein, affinché la sanità pubblica torni al centro dell’agenda. La sua esperienza gli ha ricordato quanto sia vitale difendere l’articolo 32 della Costituzione, un diritto che oggi viene calpestato dalle scelte dei governi nazionale e regionale. In Sicilia, ha scritto, la sanità pubblica viene smantellata e il diritto alla cura si sta trasformando in un lusso. Chi non può permettersi il privato si ritrova abbandonato.
Proprio nel reparto di ortopedia del Paolo Borsellino si assiste al paradosso, l’Unità Operativa rischia di collassare del tutto. La denuncia di Licari si intreccia con il dramma dei medici stranieri, i due ortopedici argentini, che contribuiscono a tenere in vita il reparto. Arrivati durante la pandemia, questi professionisti hanno garantito l’assistenza a un bacino di oltre 200mila persone, dopo la chiusura dell’Ortopedia di Castelvetrano. Oggi, superato il limite dei 36 mesi di servizio, rischiano di essere costretti a lasciare gli ospedali pubblici. Non possono essere stabilizzati perché i loro titoli di specializzazione non sono ancora riconosciuti come equipollenti, né possono partecipare ai concorsi. L’Asp di Trapani ha chiesto una proroga alla Regione, ma al momento non è arrivata risposta. Senza di loro, il reparto di Ortopedia di Marsala è in allarme. Non sarebbe la prima volta che un reparto efficiente finisce con una porta chiusa.
A rendere il quadro ancora più drammatico è la fotografia delle liste d’attesa in Sicilia. Secondo il bollettino Agenas, l’Isola è fanalino di coda tra le regioni italiane, con un trend negativo in controtendenza rispetto alla media nazionale. Per le prime visite, la percentuale di rispetto dei tempi è scesa al 79,7%, mentre per gli esami diagnostici è al 71,9%, contro una media dell’84,6%. I dati, come hanno denunciato il segretario regionale del Pd Anthony Barbagallo e Antonella Russo, testimoniano il fallimento delle misure del governo Schifani.
Dietro questi numeri ci sono storie di persone che aspettano mesi per un accertamento e talvolta muoiono prima di riuscire a ottenerlo. La cronaca è piena di questi casi, che restano senza giustizia. Chi non ha risorse economiche per ricorrere al privato è condannato a un’attesa che può diventare fatale. La sanità pubblica, che dovrebbe essere il baluardo dell’uguaglianza, si trasforma in una barriera. I pazienti più fragili, quelli che non possono permettersi di saltare la fila pagando, sono i primi a essere traditi da un sistema che arretra.
Alberto Di Paola
