Sanità in ginocchio e fragilità mentale in pericolo: la politica sta a guardare

Mancano psichiatri, i reparti chiudono, le famiglie gridano aiuto. Mentre adolescenti e giovani affogano in depressione, ansia e dipendenze, la sanità pubblica arretra e le istituzioni restano in silenzio.

Sono milioni i giovani che soffrono in silenzio mentre la sanità pubblica arranca, arretra e si ritira. Ansia, depressione, attacchi di panico, dipendenze da sostanze, gioco d’azzardo patologico, abuso di psicofarmaci. È un’epidemia silenziosa che sta divorando un’intera generazione, eppure la risposta del sistema sanitario è una lunga, interminabile attesa. Le famiglie sono abbandonate a se stesse, senza sapere a chi chiedere aiuto, scoraggiate da una burocrazia asfissiante che trasforma il diritto alla cura in un calvario.

I numeri non lasciano scampo. In Italia mancano oltre 8.300 professionisti nei Dipartimenti di Salute Mentale. Milleottocento psichiatri in meno rispetto agli standard europei, una carestia che condanna i pazienti a liste d’attesa infinite e a una presa in carico che spesso arriva quando il male è già diventato cronico, quando la vita è già andata in frantumi.  La Sicilia, poi, fa peggio della media nazionale. I SerD sono allo sbando, gli organici ridotti all’osso, gli operatori costretti a gestire un’utenza in costante aumento con risorse che si assottigliano di anno in anno. E i posti letto nei reparti psichiatrici? Ridotti, tagliati, dimenticati.

I dati parlano chiaro: il disagio psichico giovanile è cresciuto del 30% negli ultimi anni, gli accessi al pronto soccorso per problematiche psichiatriche sono aumentati del 10%. Eppure la spesa per la salute mentale è ferma al 2,6%, meno della metà di quanto investono i paesi europei più avanzati. Di quella miseria, il 50% se ne va in strutture residenziali. Per la psicoterapia resta un misero 7,4%, mentre l’utilizzo di antidepressivi è schizzato del 25%. Curiamo i sintomi, non le persone. Tappiamo i buchi, non costruiamo ponti.

Il policonsumo di sostanze tra i giovanissimi è la nuova frontiera del disagio. Il 26% degli studenti tra i 15 e i 19 anni ha fatto uso di almeno una sostanza illegale nell’ultimo anno. Quasi 650mila ragazzi, hanno provato almeno una droga. E non si tratta più di eroina, ma di cocaina, crack, stimolanti, allucinogeni, ketamina, nuove sostanze psicoattive sintetiche che bruciano il cervello e distruggono la personalità. Il policonsumo, spesso associato ad alcol e psicofarmaci presi senza ricetta, sta trasformando i pronto soccorso in camere d’emergenza per intossicazioni e crolli psicotici. I dati ufficiali sono drammatici, ma la realtà è ancora più grave visto che la statistica non può contare chi non si è già rivolto al servizio sanitario.

E la politica? Dorme. La Consulta regionale delle associazioni dei familiari e degli utenti non viene convocata dal luglio 2024. Il Coordinamento Tecnico Regionale Salute Mentale è fermo dal gennaio 2025. L’ultimo confronto con l’Assessorato alla Salute risale al 15 dicembre scorso. Sono mesi di vuoto, di silenzio, di indifferenza. Le istituzioni non ascoltano, non rispondono, non agiscono. I Centri di Salute Mentale si stanno trasformando in ambulatori psichiatrici spersonalizzati, le équipe multidisciplinari si sfaldano, la presa in carico territoriale è un miraggio.

Per la doppia diagnosi, ovvero quando un disturbo psichiatrico si associa a una dipendenza, in tutta la Sicilia esiste una sola struttura accreditata. Una. In provincia di Enna. Ottenuta solo grazie a un ricorso al TAR. Dal 2017 non si riesce a emanare un provvedimento per aprire nuove strutture. Risultato: i pazienti con doppia diagnosi vengono spediti fuori regione, lontano dalle loro famiglie, con costi esorbitanti per la sanità regionale e un dolore insopportabile per chi resta.

E gli psichiatri? Non ci sono. Maurizio Montalbano, Direttore DSM Asp di Palermo, è stato chiaro: “Siamo in ginocchio, mancano gli psichiatri. I concorsi sono stati fatti, ma non ci sono psichiatri”. Una professione in via di estinzione, un buco che si allarga anno dopo anno mentre i pazienti aumentano, le richieste di aiuto si moltiplicano e le famiglie si disperano. L’Ordine degli Psicologi ha denunciato l’assenza di concorsi per dirigenti psicologi psicoterapeuti da oltre vent’anni. Vent’anni senza ricambio generazionale, senza investimento, senza futuro.

Questo è il ritratto di una sanità che ha scelto di voltarsi dall’altra parte. Di una politica che parla ma non fa. Di un sistema che abbandona i più fragili e lascia le famiglie a implorare un aiuto che non arriva. I giovani con disturbi psichiatrici e dipendenze sono i nuovi invisibili di questa Italia che non vuole vedere. Eppure sono qui, sono tanti, e gridano. Ma nessuno li ascolta.

Alberto Di Paola

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