Ryanair, il Prefetto Messineo dice no al piano di comarketing

Trapani dice no al piano di comarketing e getta nello sconforto chi crede che sia giusto continuare a “finanziarie” la compagnia aerea irlandese. Intanto scoppia lo scandalo Ryanair, «l’Italia ha finanziato le compagnie low cost con 2 miliardi di euro». Il Movimento 5 stelle denuncia gli accordi segreti di co-marketing con i quali le Regioni, le Province e i Comuni finanziano le compagnie aeree low cost come Ryanair

Quando la corda si tira troppo finisce con lo spezzarsi. E’ quanto accaduto nella trattativa in corso per il rifinanziamento del piano di comarketing, imposto – per non dire “estorto”, ai comuni dell’ex provincia di Trapani, alla Camera di Commercio, all’Airgest, alla Regione Siciliana. Il termine “estorto” – per noi  equivalente a forte e brutale, del resto non sta a noi accertare la legalità o meno dell’atto – è riferito  alla metodologia impiegata: non un libero confronto alla pari tra partner di un progetto, bensì la tendenza della compagnia aerea irlandese di prevalere sui rapporti e di dettare le proprie leggi. Ovvero volete i nostri voli… dovete acquistare “pubblicità” sul nostro portale attraverso la stipula di un contratto denominato comarketing. Praticamente una contropartita giocata sul filo della legalità. La vicenda dei piani di comarketing è più volte finita alla ribalda degli onori della cronaca e allo stesso tempo in interrogazioni dei parlamentari nazionali e persino europei.

Ecco cosa scrive al riguardo Giulia Ugazio su www.diariodelweb.it: “Lo Stato italiano finanzia con circa due miliardi di euro all’anno le compagnie aeree low cost. Mentre il governo Gentiloni fatica a trovare le risorse economiche necessarie per la lotta alla povertà nel Belpaese e la crisi di Alitalia divampa da quasi sei mesi dal commissariamento, circa due miliardi di euro sono finiti nelle casse di Ryanair e altre compagnie low cost. A svelare questo cospicuo e segreto esborso di soldi pubblici è stato il Movimento 5 stelle che ha portato avanti nei mesi scorsi un’indagine approfondita utilizzando anche interrogazioni parlamentari e fonti stampa. Questo fiume di denaro sottratto alle necessità del Paese arricchisce le grandi aziende estere del trasporto aereo che, proprio grazie a questi finanziamenti nascosti, riescono a diventare più concorrenziali e a stracciare gli altri vettori di linea”.

E’ risaputo, infatti, che la lunga permanenza di Ryanair al Trapani Birgi, ha coinciso con: l’elargizione di svariati milioni di euro attraverso il famigerato piano di comarketing ed il costo basso dei servizi resi dall’Airgest che avrebbero portato la Società mista a sfiorare la bancarotta. Ora che vengono meno i 360 mila euro e passa annui del Comune di Trapani c’è da chiedersi cosa farà Ryanair. Il Commissario Straordinario del Comune di Trapani Messineo non ritorna sui propri passi, Anzi ha comunicato la decisione di non aderire al piano di “comarketing” con un’apposita nota inviata, ieri pomeriggio, al Presidente dell’Airgest, al Presidente del Distretto Turistico, al Prefetto, ai Sindaci della Provincia, al Presidente della Camera di Commercio e al Presidente di Sicindustria di Trapani. Nella nota di Messineo  scrive: “di essere favorevole all’incremento delle presenze turistiche, tenuto conto della essenziale importanza della attività economica legata al turismo della provincia di Trapani; purtroppo il fine non giustifica i mezzi, la procedura non è consona alla rigida normativa degli Enti Locali; le pratiche finanziarie del genere sono soggette a rigidi controlli.

Alberto Di Paola

 

Messineo spiega le ragioni del no al piano di comarketing per Ryanair 

“Si precisa nella nota  – si legge in un comunicato inviato dagli uffici di Palazzo D’Alì – che lo scopo finale dell’ iniziativa, e cioè l’incremento delle presenze turistiche, è in sé pienamente condivisibile e meritevole di approvazione, tenuto conto della essenziale importanza della attività economica legata al turismo nella nostra provincia. E tuttavia la nota aggiunge che in questo, come in ogni altro caso di risultati da raggiungere attraverso la esplicazione di attività svolta dalla Pubblica Amministrazione, sottoposta come tale a rigida normativa e rigorosi controlli, tanto più quando riguardi la erogazione di risorse finanziarie, la valutazione di efficacia del fine non può prescindere dalla doverosa considerazione relativa al mezzo prescelto per conseguire detto fine”.

Nella nota si riepilogano poi taluni elementi di non con divisibilità dell’iniziativa.

In primo luogo il fatto che, per la programmata stipula di un contratto di “marketing”, e cioè di un contratto di promozione turistica, diretto alla esecuzione di una serie di attività intese a sollecitare l’interesse di potenziali turisti rispetto alla provincia di Trapani, si pongano quali controparti interessate al contratto stesso, non già, come sarebbe stato fisiologico e normale, aziende operanti nel settore della pubblicità, ma tre compagnie che gestiscono linee di trasporto aereo e che verosimilmente (il particolare non è noto) non includono la attività di promozione pubblicitaria in favore di terzi nel loro statuto societario. Se ciò fosse vero, potrebbe fondatamente ipotizzarsi che il reale scopo della iniziativa sia non già la promozione pubblicitaria, ma il trasporto, e cioè l’offerta ai potenziali turisti di una serie di agevoli opportunità di raggiungere l’aeroporto di Birgi mediante adeguati voli “low cost” predisposti dalla compagnia aerea contraente quale corrispettivo delle erogazioni finanziarie ricevute.

Ne conseguirebbe, a parte ogni altra considerazione sulla legittimità in sé di tale rapporto negoziale, una seria divergenza della causa reale del contratto rispetto alla causa apparente che non può trovare ingresso in una attività regolata da norme pubblicistiche, come tali fortemente limitative della autonomia privata.
Inoltre se si valuta, come pure è doveroso fare, la efficienza del percorso prescelto, in termini di costi – benefici, emerge con evidenza il fatto che comunque, a fronte degli ingenti oneri economici gravanti sugli enti territoriali sottoscrittori dell’accordo, non vi è alcuna certezza in ordine alle contropartite ottenute in termini di flussi turistici, e soprattutto non risulta prevista alcuna forma di corrispettività fra oneri e risultati. Infatti, da una parte, il contraente incaricato di realizzare il marketing assume una semplice obbligazione di mezzi e non di risultato e dall’altra non sembra che sia prevista alcuna decurtazione del compenso nel caso che il numero di passeggeri in arrivo nell’aeroporto di Birgi nel periodo considerato dovesse divergere in negativo rispetto alle aspettative.
Ciò sembra ricavarsi dall’inciso finale della nota 25/10/2017 Prot. 0001203/17 di Airgest che rinvia bensì alle “canoniche misure” previste dalla legislazione sui pubblici appalti a garanzia delle obbligazioni assunte dall’appaltatore, ma nulla dice circa la decurtazione del compenso in caso di parziale insuccesso della azione promozionale, elemento questo che era stato oggetto di una specifica richiesta di informazioni.
Il punto rilevante non è il corretto adempimento delle obbligazioni contrattuali, ma la carenza di un meccanismo che garantisca equilibrio e corrispettività fra le onerose erogazioni di fondi pubblici ed i benefici attesi.

Conclude la nota che, se lo scopo perseguito è utile e condivisibile, il mezzo prescelto presenta ineliminabili elementi di dubbio che, all’esito di un percorso informativo condotto nel rispetto del principio di leale collaborazione fra soggetti pubblici, rendono improponibile la attuale partecipazione alla iniziativa da parte del Comune di Trapani.

Ed ancora che, pur con rammarico e nella consapevolezza dell’importanza che l’Aeroporto di Trapani Birgi rappresenta per lo sviluppo economico del territorio, il Commissario Straordinario comunica che, allo stato, non risulta possibile l’adesione del Comune di Trapani alla sottoscrizione dell’accordo di “co – marketing” nella sua forma attuale, fermo restando il già manifestato e perdurante interesse dell’ Amministrazione, nel caso di una sostanziale ristrutturazione del percorso negoziale, tale da eliminare ogni perplessità, rispetto a valide iniziative idonee ad incrementare le presenze turistiche nel territorio. (fonte telesud)

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Commenti

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    Amalia Formento 3 anni

    Comprendo e concordo con il rifiuto di Messineo a pagare Ryanair, non tanto per il non sicuro ritorno economico rispetto all’investimento, ma soprattutto in quanto un contratto di “marketing”, e cioè di un contratto di promozione turistica, come di fatto è, non può essere sottoscritto con un azienda che gestisce linee di trasporto aereo e che non include la attività di promozione pubblicitaria in favore di terzi nel suo statuto societario. Questa è la regola e lui giustamente vi si attiene. È inutile fare conti e dimostrare i guadagni!