Quote tonno, il danno e la beffa di scellerate politiche economiche europee

Fai Cisl: “Il taglio delle quote tonno in Sicilia cancella 80 posti di lavoro, brucia 700 mila euro di investimento privato e favorisce le flotte di pescherecci stranieri”

Qualcuno l’ha battezzata la guerra del tonno.  Una guerra politica, certo, che si è scatenata in questi giorni a causa del decreto sulla ripartizione delle quote di pesca del tonno. Da una parte il ministro (leghista) delle Politiche agricole alimentari e forestali Gian Marco Centinaio e il sottosegretario (anche lui leghista) Franco Manzato il quale ha materialmente firmato il decreto che attribuisce le quote di pesca del tonno.  Dall’altra tutti gli altri: si può dire l’intero arco istituzionale che accusa i due esponenti del governo nazionale di aver «punito» la Sicilia con l’attribuzione di una quota minimale alla Tonnara di Favignana nelle Egadi.  Nell’isola in cui, alle ultime elezioni europee, la Lega di Matteo Salvini ha fatto il pieno di voti.

 

Fai Cisl
Dura la presa di posizione, nel contesto, del sindacato Fai Cisl che in una nota denuncia: 80 posti di lavoro persi e 700 mila euro di investimento privato, andati in fumo. Questi i numeri causati dal taglio delle quote tonno in Sicilia, stabilito dal sottosegretario della Lega, Franco Manzato. La decisione causerà da un lato  la chiusura della tonnara di Favignana e dall’altro darà un ulteriore vantaggio alle flotte straniere che vengono a pescare nel mare Mediterraneo. “Per una volta – affermano Adolfo Scotti, segretario generale Fai Cisl Palermo Trapani e Pierluigi Manca, segretario generale Fai Cisl Sicilia – che un’azienda come la Castiglione scommetteva sul territorio, puntando sulla manodopera locale e in un settore complesso come quello ittico, dall’alto viene calata una scure che distrugge tutto, manda a casa 80 lavoratori fra diretti e dell’indotto e vanifica tutte le risorse private impiegate per far ripartire un impianto dopo 12 anni di inattività”.

La Fai Cisl sottolinea come un altro effetto di questa decisione sarà quello di favorire ancora una volta le marinerie internazionali che pescano tonni in questi tratti di mare. “La Sicilia sarà penalizzata – continuano Scotti e Manca – a beneficio, fra gli altri, delle aziende giapponesi”. Per la Fai Cisl, il danno non sarà solo dal punto di vista economico e sociale, ma anche da quello ambientale.  “Nella tonnara di Favignana – proseguono Scotti e Manca –  sarebbero state adottate tecniche antiche per la pesca del tonno, che puntano a essere poco invasive per l’ecosistema, quale per esempio il reinserimento in mare degli esemplari ancora piccoli. Le marinerie internazionali, invece, usano sistemi dannosi per l’habitat marino, in un momento di particolare criticità per tutto il Mediterraneo”.

La Fai Cisl chiede che si riveda subito l’assegnazione delle quote tonno e ribadisce la necessità di affrontare in modo più compiuto il tema del comparto ittico in Sicilia. “Non possiamo sempre pagare prezzi altissimi – affermano Scotti e Manca – per le decisioni comunitarie o ministeriali. Questa Regione, la più grande isola del Mediterraneo, non può più essere considerata la Cenerentola nel settore della pesca”.

Castiglione
In mezzo la Nino Castiglione, storica azienda del trapanese, leader di mercato che aveva investito denaro e energie scommettendo sulla rinascita della storica Tonnara di Favignana, impianto che la famiglia  Florio acquisì nel 1841 dalla famiglia Pallavicini di Genova.  Castiglione ha fatto un investimento di 700 mila euro con la prospettiva di creare oltre 40 posti di lavoro diretti cui se ne potevano aggiungere almeno altrettanti nell’indotto ma soprattutto con la prospettiva di riportare all’attività un impianto che è anche un po’ il simbolo dell’isola di Favignana ma non solo. Un impianto che per essere sostenibile deve poter contare su una adeguata quantità di tonno: «Contavamo di ottenere cento tonnellate o, nella peggiore delle ipotesi, settanta – dice Nino Castiglione – . Invece la quota assegnata dal ministero è di sole 14 tonnellate. Non voglio fare polemica, dico solo che se questo è il metodo della politica per sviluppare il Mezzogiorno possiamo chiudere bottega».

La Sardegna ottiene 342 tonnellate
Sullo sfondo gli interessi di altre tonnare e in particolare delle tonnare della Sardegna che sarebbero state avvantaggiate dal decreto firmato dal sottosegretario portando a casa oltre alle 14,5 tonnellate, divise dalla tonnara di Cala Vinagra a Carloforte (provincia di Carbonia Iglesias) con Favignana, le 188,24 tonnellate per Isola Piana (sempre a Carloforte), 130,11 tonnellate a Capo Altano di Portoscuso (provincia di Carbonia Iglesias)e 10,01 tonnellate a Porto Paglia sempre a Portoscuso. In totale la Sardegna ha ottenuto con l’assegnazione delle quote individuali di cattura alle tonnare fisse 342,86 tonnellate pari a 328,36 tonnellate di quota fissa cui si sono aggiunte 14,5 tonnellate di quota incrementale (aggiuntiva). Un parapiglia di dati tecnici su cui ora stanno ragionando i legali della Nino Castiglione che intanto ha annunciato di voler interrompere l’attività a Favignana: «Un imprenditore che investe centinaia di migliaia di euro – dice Castiglione – ha piena consapevolezza dei rischi che corre, ma può sopportare quelli imprenditoriali non quelli di una politica incapace di sostenere chi decide di creare sviluppo e salvaguardare le tradizioni di un territorio». L’unico errore che ammette di aver commesso è di «credere nella buona fede della politica».

Sicindustria
Gli esponenti del governo nazionale si difendono ribadendo quanto già scritto nel decreto e cioè che le quote sono state stabilite «tenuto conto del principio di equità e dei livelli medi di cattura dei singoli impianti riferiti agli anni 2015-2016 e 2017». Secondo gli industriali siciliani con il D.M. n. 235 del 30 maggio 2019, in soli due articoli, il ministero ha, di fatto, ribaltato il contenuto del precedente decreto di assegnazione delle quote. Dice il vicepresidente di Sicindustria Gregory Bongiorno: «Curioso che il principio di equità, sottolineato più volte nelle premesse del decreto, venga poi usato per giustificare un’assegnazione tardiva e che penalizza soltanto la Sicilia». Netta la posizione del governatore Nello Musumeci: «Non ci sto! – afferma – Ho già chiesto al ministro Centinaio di fissare un Tavolo tecnico a Roma per riesaminare il decreto di assegnazione delle quote tonno».

Il Sottosegretario Manzato
Manzato definisce le critiche strumentali e replica: «Abbiamo dato la possibilità concreta di far ripartire la tonnara di Favignana, chiusa da oltre dieci anni e quella di Cala Vinagra; la ripartizione delle quote di tonno nel decreto che ho firmato ieri è stata fatta su chiari principi di equità e tenendo conto dei dati storici delle catture delle singole tonnare – dice il sottosegretario -. Per la prima volta il ministero ha dato ordine a un settore come è quello delle tonnare fisse, dove la cattura del tonno era affidata al caso, senza regole e con possibili squilibri tra gli impianti in attività». Manzato aggiunge: «Se non avessi firmato il decreto di ripartizione di quote di tonno rosso, Favignana non avrebbe avuto quote di pesca e quindi alcuna possibilità di ripartire, perché la soglia massima di cattura assegnata dall’Europa era già stata esaurita dalle tonnare sarde. Non dovrebbe sfuggire che grazie a un mio decreto del 16 maggio è possibile il trasferimento delle quote di cattura da una tonnara all’altra; quote che verranno con ogni probabilità offerte dalle tonnare sarde e con le quali Favignana potrà sicuramente incrementare le 14 tonnellate assegnate».

 

fonti: comunicato stampa Fai Cisl:

https://www.ilsole24ore.com

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