Marsala, paura sull’autobus: ragazzo mostra un coltello
Ennesimo episodio inquietante sui mezzi pubblici a Marsala: un ragazzo tunisino, minorenne, ha mostrato una lama di una trentina di centimetri a bordo del 21, il circolare scuole. L’autista ha denunciato l’accaduto ai carabinieri.

Non c’è pace per gli autisti del trasporto pubblico a Marsala. L’ultimo episodio, l’ennesimo, ha fatto scattare un vero allarme sociale. Protagonista è sempre lui: il ragazzo tunisino minorenne che qualche settimana fa era stato ripreso mentre prendeva uno schiaffo da un autista, dopo un acceso diverbio per una sigaretta accesa a bordo dell’autobus. Allora i social si erano infiammati, tutti schierati pro o contro lo “schiaffo educativo”. Ora, però, la storia ha preso una piega ben più inquietante.
Stando a quanto trapelato da Piazza del Popolo, l’autostazione di Marsala, il giovane, lo stesso del ceffone, è tornato a far parlare di sé. Ma questa volta non come vittima. L’ultimo fatto, ancora più grave, è avvenuto all’inizio della settimana sul circolare scuole, il famigerato bus numero 21. Il ragazzo è salito, si è posizionato in un’area poco coperta dalle telecamere di sorveglianza e, con fare plateale, ha aperto il giubbotto mostrando qualcosa ai compagni di viaggio. Qualcosa che nei video non si distingue chiaramente, ma che ha terrorizzato un altro passeggero.
Giunti alla fermata, questo passeggero — animato da un forte senso civico — si è avvicinato all’autista raccontandogli che il minorenne nascondeva sotto la giacca un coltello con una lama di circa trenta centimetri. Sempre secondo indiscrezioni da piazza, pare che il minorenne abbia detto frasi minacciose del tipo: “Questo è per gli autisti…” riferendosi al coltello. Appena arriva mio fratello dalla Tunisia, gliela facciamo vedere noi all’autista”.
Il conducente, sbigottito, ha subito riguardato le immagini delle telecamere di bordo. Il coltello non si vedeva, è vero, ma si notava chiaramente il ragazzo mentre mostrava qualcosa dentro il giubbotto agli altri passeggeri.
A quel punto l’autista ha chiesto al giovane testimone se fosse disposto a denunciare quanto visto e sentito. Il ragazzo, con grande coraggio e senso civico, ha fornito le sue generalità. L’autista ha segnalato l’accaduto all’autoparco e poi si è presentato dai carabinieri di Marsala per sporgere denuncia. Un gesto che molti non avrebbero avuto il fegato di compiere, vista la tensione che si respira ormai da settimane sugli autobus cittadini.
Nei giorni scorsi, quello stesso autista – tristemente noto per lo schiaffo del 28 aprile – ha subito due atti intimidatori nell’arco di 24 ore. Prima cinque ragazzi tunisini lo hanno avvicinato chiedendogli provocatoriamente: “Sei stato tu a picchiare il mio amico?”. Lui ha risposto secco ed è andato via. Il giorno dopo, al capolinea di Piazza del Popolo, si sono presentati in quindici, forse più: ragazzi tra i quindici e i diciotto anni, nati in Italia, figli di immigrati di seconda generazione. Non volevano salire, volevano che scendesse lui. “Se hai coraggio, vieni a prendermi a schiaffi”, gli hanno urlato. E ancora: “Scendi, che te la facciamo vedere noi”. L’autista, impaurito, ha chiuso le portiere ed è ripartito.
Ora gli autisti della città hanno paura. Paura di salire in cabina, di guardare nello specchietto, di non sapere chi troveranno alla prossima fermata. Paura per la propria incolumità e per quella dei passeggeri. La tensione cresce, e molti si sentono lasciati soli, in balia di bulli minorenni convinti di poter fare quasi tutto senza conseguenze. È un clima irrespirabile, che mette a dura prova non solo chi guida, ma anche i cittadini onesti che ogni giorno prendono l’autobus.
Alberto Di Paola
