Mi ha salvato la vita: addio al dottore Forti, genio della medicina
Marsala a lutto, perde uno fra i più grandi otorinolaringoiatri che la Sicilia abbia mai avuto. Il geniale Dottore Forti se n’è andato a 96 anni. Lo piango come paziente e come amico.

Non posso scrivere da giornalista. Non oggi. Oggi scrivo da bambino, da ragazzo, da uomo che per 48 anni si è seduto sulla stessa sedia di via Curatolo, quella dello studio del dottor Ugo Forti. E oggi quel gabinetto medico è vuoto. Lui se n’è andato a 96 anni, e con lui se ne va un pezzo enorme della mia salute, della mia memoria e del mio cuore.
Sono stato suo paziente per quasi mezzo secolo. Ma sono stato anche suo amico. E posso dirlo con la forza di chi lo ha vissuto: Ugo Forti non era semplicemente un medico specialista o un otorinolaringoiatra di lunga carriera. Era uno dei più grandi medici che questa Sicilia abbia mai avuto.
Il primo ricordo? Le tonsille, certo, da bambino. Ma sarebbe riduttivo fermarsi lì. Perché nei 48 anni seguenti, ho attraversato il suo studio decine e decine di volte. A 17 anni, dopo una battuta di pesca subacquea, tornai con un problema serio alla all’orecchio interno: mancata decompressione. Lui mi ascoltò, mi visitò, capì subito che la situazione non era fra le più promettenti. Non mi mandò in ospedale; mi visitò con scrupolo e con la professionalità che lo contraddistingueva. Prescrisse antibiotico e antidolorifico, Un mese di riposo e ritornai alla vita.
Poi venne la stomatite. Una di quelle che ti distruggono la bocca. Le parti molli dentro erano diventate una piaga sanguinante. Ero ridotto male, non riuscivo più a mangiare né a parlare senza dolore. La diagnosi? Un’intolleranza violenta alle penicilline. Sembra incredibile: mentre altri mi proponevano terapie aggressive, Ugo Forti tirò fuori il solito blocchetto, scrisse tre giorni di cortisone effervescente, da sciogliere lentamente in bocca e assumere a fine pasto. Tre giorni. Passò tutto. Nessun farmaco costoso, nessuna sofferenza inutile. Era geniale perchè riusciva a curare con metodi semplici, con farmaci quasi banali. Ma funzionavano. Sempre.
Eppure, il capitolo più incredibile della mia storia con lui arriva cinque anni fa, in piena pandemia. Avevo un dolore alla mandibola e all’articolazione temporomandibolare che non passava. Un mese e mezzo a tribolare tra gli ospedali di Marsala e Trapani. Visite specialistiche varie quanto costose, tac, risonanze, consulti. Alla fine, la sentenza: intervento chirurgico delicato, con protesi permanente in bocca. Una menomazione. Per sempre. Mi avevano già preparato al peggio. Pensavo che mia vita fosse ad un bivio, e che avrei dovuto convivere con una menonazione alla bocca.
Non ho accettato. Sono tornato da lui. Dal dottor Ugo Forti, che aveva già novantuno anni. Ho trovato un uomo ancora aggiornato, che partecipava a convegni medico-scientifici, che era in stretto contatto con i più prestigiosi Reparti di otorinolaringoiatria d’Italia. Non era un medico fermo al secolo scorso. Era un medico che studiava ancora.
Mi fece sedere. Mi ascoltò. Poi lesse tutto: i referti degli ospedali di Marsala, Trapani, Palermo. L’intero calvario diagnostico di un mese e mezzo di accertamenti diagnostici. E dopo aver visto quello che gli altri avevano scritto, mi visitò con la stessa apparecchiatura che usava dagli anni Ottanta. Niente di più. Trascorse cinquanta minuti. Un tempo che nessuno specialista mi aveva mai concesso, mi guardò e disse qualcosa che nessuno aveva avuto la lucidità di dirmi: “Non ti operare. Butta via tutti quei farmaci. Hai solo una banale infiammazione del nervo trigemino”.
Io restai senza parole. Pensai: “Ho perso tempo”. Invece no. Mi congedò con tre sole cose: un comune antibiotico, un cortisone, un integratore. Niente operazione complessa. Niente protesi. Niente menomazione. Due giorni dopo cominciavo già ad aprire e chiudere la bocca senza dolore. Una settimana e stavo bene. Un mese e mi ero persino dimenticato di essere stato male.
Un miracolo? Forse. Ma io non credo alla magia. Credo al dottor Forti. Perché quello che fece non fu un miracolo, fu il frutto di un rarissimo mix di diagnosi, ascolto, esperienza,aggiornamento scientifico e soprattutto umanità. Un mix rarissimo, che solo lui possedeva. Sono passati cinque anni. Non mi sono mai operato. La mia mandibola funziona perfettamente. Nessuna protesi. Nessun danno. Nessuna delle conseguenze che i chirurghi avevano già scritto nero su bianco. Se oggi parlo senza fatica, se mangio quello che voglio, se vivo senza paura e senza menomazioni, lo devo solo a lui. Solo al dottor Ugo Forti che mi ha salvato¹ la bocca. E la vita.
Classe 1930, nato a Rabat (Marocco) da padre marsalese e madre francese, laureato a 23 anni. Ha esercitato per oltre settant’anni. Fino al 2024. Poi i problemi alla vista lo hanno fermato. Ma non la mente. Scrisse una lettera di congedo che oggi fa piangere: «Ritengo di aver svolto la mia missione. Non sarà mai possibile sommare la mia gratitudine al numero delle persone che si sono sedute su quella sedia». Nel 2023 il Comune di Marsala lo aveva nominato cittadino meritevole. Un titolo giusto, ma piccolo per un uomo così grande.
Marsala non perde solo un medico. Perde un genio silenzioso. Perde un padre di tutti noi. Io perdo un amico. Al figlio Claudio e a tutta la famiglia Forti va l’abbraccio più forte e sincero che si possa scrivere da Direttore Responsabile di Marsala News, ma soprattutto da paziente e amico dello scomparso Ugo.
Grazie, dottore per ogni visita. Per le ore trascorse a parlare di medicina. Per ogni curiosità. Per ogni sorriso. Se oggi respiro e sorrido senza protesi, è merito suo. E non lo dimenticherò mai.
