Marsala, tra lidi, varchi al mare chiusi e multe: la spiaggia libera è un miraggio

L’odissea dei bagnanti a Marsala tra parcheggi introvabili, divieti e cancelli che bloccano l’accesso alle pochissime spiagge libere, la balneazione diventa un calvario per i cittadini

L’idea di una giornata al mare a Marsala, per molti, si trasforma in un’autentica prova di resistenza. Quella che dovrebbe essere una pausa di relax si scontra con una realtà fatta di ostacoli, code e stress. Non basta più lamentarsi della riduzione degli spazi di spiaggia libera, ormai ridotti a lembi di sabbia contesi tra lidi a fisarmonica; a complicare il quadro si aggiungono la difficoltà a trovare un parcheggio, la minaccia costante delle multe dei vigili, la presenza di cancelli e recinzioni che impediscono l’accesso al mare e l’insufficienza di varchi pubblici. L’arenile, per molti, è diventato un luogo inavvicinabile, soprattutto per i disabili.

Il calvario inizia spesso molto prima di mettere piede sulla sabbia. Arrivare al litorale significa imbattersi in lunghe code sul litorale, poi l’estenuante ricerca di un posti per l’auto nella giungla del parcheggio selvaggio, con auto stipate a ridosso delle strade e pochi stalli regolari a disposizione. Per chi opta per la sosta in divieto, nella speranza di godersi qualche ora di mare, il rientro è spesso amaro: la multa sul parabrezza è ormai un classico dell’estate marsalese, un salasso che si aggiunge al costo di un eventuale postazione (2 straio ed un ombrellone). In molti raccontano di aver rinunciato alla gita proprio per evitare la trafila di sanzioni, finendo per scegliere altre mete, in comuni limitrofi dove l’accoglienza è meno ostile.

Ma non finisce qui. Anche chi riesce a parcheggiare si trova spesso a dover fare i conti con un secondo ostacolo: l’accesso fisico alla battigia. Lungo la costa, recinzioni e cancelli di abitazioni private, diverse abusive, si susseguono senza soluzione di continuità, creando una barriera che di fatto preclude il passaggio. I varchi pubblici, quelli che la legge vorrebbe garantire per permettere a tutti di raggiungere il mare, sono troppo pochi e spesso mal segnalati. Il risultato è che i cittadini si sentono estranei al proprio litorale, respinti da una cortina case e strutture private che hanno inghiottito l’arenile.

Il malumore che serpeggia sui social è palpabile. Le segnalazioni si moltiplicano e raccontano un disagio ormai cronico, amplificato dal confronto con altre realtà vicine che sembrano aver saputo coniugare meglio turismo e accessibilità. È un quadro desolante, che dipinge una città in ritardo rispetto alla tutela del proprio patrimonio naturale. Le concessioni demaniali, rilasciate forse con troppa generosità o con scarsa vigilanza, hanno finito per creare un litorale interdetto ai più, dove il diritto al mare, sancito dalla legge, viene calpestato ogni giorno, anche

La politica locale è chiamata a rispondere di questa situazione. Gestire il demanio marittimo significa anche occuparsi dei parcheggi, della viabilità e della creazione di varchi accessibili. Significa vigilare affinché i concessionari non abusino delle loro posizioni, chiudendo varchi storici o espandendo le proprie pertinenze oltre il consentito. Dignità anche avere il coraggio di demolire l’abusivismo. Se l’intera esperienza della balneazione si trasforma in un percorso a ostacoli, la responsabilità non può essere scaricata su nessun altro. I cittadini chiedono interventi concreti per restituire dignità all’arenile, a partire dalla rimozione di barriere illegittime e dalla creazione di aree di sosta dignitose.

La stagione estiva, che dovrebbe essere un momento di svago e socialità, rischia così di diventare simbolo di una città che ha voltato le spalle al suo bene più prezioso. Tra un cartello di divieto, una recinzione e una multa, la voglia di mare passa in secondo piano, sostituita dalla frustrazione. Marsala non può permettersi di perdere questo rapporto con la sua costa. È tempo di invertire la rotta, ascoltando le ragioni di chi vive la città ogni giorno, e non solo di chi gestisce un’attività sulla battigia.

Alberto Di Paola

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