Marsala, scoperto nido di tartarughe nei pressi del Caffè Blanc
La segnalazione dell’addetto al puli-spiaggia ha permesso al volontario Michele Amato di mettere in salvo le uova della tartaruga marina, recintando l’area per proteggere il nido dai bagnanti

È stata una mattinata da batticuore per Michele Amato, storico volontario del WWF, quella di oggi lungo il litorale sud di Marsala-Petrosino. Alle ore 5, mentre il sole non era ancora sorto e la spiaggia era ancora deserta, l’ex maresciallo della Guardia di Finanza insieme a Maurizio Fedele, altro volontario impegnato nella salvaguardia delle tartarughe, stavano percorrendo battigia come fanno ogni giorno dal 21 maggio, quando ha ricevuto una telefonata che gli ha cambiato la giornata. A chiamarlo era stato Matteo Agate, operatore addetto al pulispiaggia, che lo informava di aver appena visto una tartaruga Caretta caretta in piena fase di nidificazione.
Amato ha raggiunto immediatamente il punto indicato, avvisando contestualmente la Capitaneria di Porto e il WWF, e ha potuto constatare con i propri occhi, fotografare e riprendere, la presenza di un grosso esemplare di Caretta Caretta in fase di nidificazione. La tartaruga madre, dopo aver scavato una buca profonda nella sabbia e deposto le uova è tornata in mare, lasciando solo le caratteristiche tracce che ricordano i segni di un piccolo cingolato. Ma il pericolo più grande, adesso, è rappresentato dai bagnanti che tra poche ore affolleranno quella stessa spiaggia, ignari di camminare sopra un tesoro di vita.

Per questo motivo, subito dopo la segnalazione, la zona attorno al nido è stata recintata con apposite reti e segnaletica, per evitare che le uova possano essere calpestate da adulti e bambini in cerca di un posto al sole. Un intervento tempestivo che ha permesso di mettere in sicurezza il sito, come ormai avviene da anni grazie all’impegno dei volontari e delle associazioni ambientaliste.
“È stata una grande emozione arrivare sul posto e vedere quelle tracce – racconta Michele Amato con voce ancora commossa – sapevo che prima o poi sarebbe successo, ma ogni volta è come la prima. Il lavoro di monitoraggio che facciamo ogni mattina con Maurizio Fedele è faticoso ma ci ripaga con momenti come questo”.
La scoperta del nuovo nido assume un significato particolare perché si tratta del primo evento di nidificazione del 2026 su questo tratto di costa, che lo scorso anno aveva registrato un risultato eccezionale con ben dieci nidi individuati e centinaia di piccoli esemplari arrivati al mare. Le tartarughe Caretta caretta, nonostante il litorale sia affollato di bagnanti, spiagge libere e stabilimenti balneari attrezzati, continuano a scegliere questa zona per deporre le uova. Un fenomeno che gli esperti spiegano con la fedeltà al luogo di nascita: le femmine tornano a nidificare proprio sulla spiaggia dove sono nate, un istinto che nulla può fermare, nemmeno il caos dell’estate.
“Questa scelta ci impone una responsabilità enorme – prosegue Amato – dobbiamo fare in modo che le uova possano schiudersi dopo circa sessanta giorni e che i piccoli possano raggiungere il mare in sicurezza. Per questo la recinzione è fondamentale”.
Il volontario non nasconde le difficoltà di un’attività che svolge ormai da anni, nonostante qualche acciacco di salute legato all’età. Ogni mattina, all’alba, percorre chilometri sulla sabbia, gli occhi fissi a terra alla ricerca di quelle tracce inconfondibili. Sa che la tempestività nell’individuare il nido, recintarlo e preservarlo è fondamentale per garantire la schiusa delle uova e permettere quindi alle tartarughe appena nate di raggiungere il mare.
“Purtroppo siamo ancora troppo pochi a svolgere questo importante lavoro – sottolinea – ma chiunque noti tracce sulla spiaggia dovrebbe avvisare immediatamente il WWF, Legambiente o la Capitaneria di Porto”.
Il nido di oggi, che si aggiunge alla lunga storia di salvaguardia di questo tratto di costa, sarà monitorato giorno dopo giorno fino alla schiusa. Nei giorni precedenti alla nascita, i volontari creeranno persino piccoli corridoi protetti sulla sabbia per accompagnare i piccoli esemplari verso il mare. Un lavoro silenzioso ma prezioso, che ha già portato negli anni scorsi al salvataggio di centinaia di tartarughe marine, alcune delle quali ferite o esauste a causa del maltempo o delle eliche delle imbarcazioni. Michele Amato, con la sua instancabile passione, continua a dare il buon esempio, dimostrando che anche un singolo cittadino può fare la differenza per la protezione di una specie protetta e del nostro mare.
Alberto Di Paola
