In provincia di Trapani salute mentale “negata”

Salute mentale, un’emergenza silenziosa: solo due reparti per 430mila abitanti, liste d’attesa infinite e servizi territoriali ridotti all’osso.  Migliaia di pazienti senza cure. Le famiglie costrette a rivolgersi ai privati, se possono permetterselo

 

È emergenza salute mentale in provincia di Trapani. Oltre 430mila abitanti possono contare solo su due reparti ospedalieri di psichiatria, uno a Trapani e uno ad Alcamo. Praticamente sono “inaccessibili” essendo sempre in overbooking, con liste d’attesa che non finiscono mai a causa dei ridotti posti letto e dei vuoti d’organico. Tutta colpa dei continui tagli imposti dalla spending review e dalla cronica latitanza della Regione Siciliana.

Il Centro Salute Mentale di Marsala, simbolo di questa emergenza, è aperto solo dalle otto alle quattordici dal lunedì al venerdì, senza reperibilità H24, e l’organico è talmente insufficiente da non permettere l’erogazione di un servizio sanitario adeguato alla collettività. Per un’emergenza il paziente viene portato al pronto soccorso del Paolo Borsellino, dove resta per molte ore in attesa, poi arriva l’ambulanza che lo trasferisce a Trapani per una consulenza a cui non segue un ricovero per mancanza di posti letto in psichiatria. La situazione è ancora più grave se si considera che il paziente, seppure bisognoso di un ricovero, viene affidato ai familiari se presenti o lasciato al suo destino.

Secondo i dati citati nell’interrogazione parlamentare presentata dai deputati di Azione Giulia Pastorella e Fabrizio Benzoni, l’82% dei pazienti assistiti dai servizi specialistici interrompe il percorso terapeutico senza un accordo con i medici. La causa è sempre la stessa: lunghe liste d’attesa, carenza di operatori e difficoltà di accesso ai servizi territoriali.

Il finanziamento della salute mentale rappresenta appena il 3% del Fondo sanitario nazionale, mentre il Collegio nazionale dei direttori dei dipartimenti di salute mentale ha evidenziato la necessità di incrementare del trenta per cento il personale specializzato con un investimento di almeno due miliardi aggiuntivi. A risentire maggiormente di queste criticità sono i giovani, per i quali la continuità terapeutica rappresenta uno strumento essenziale per prevenire l’aggravarsi del disagio psicologico-psichiatrico, l’abbandono scolastico, l’isolamento sociale, il ricorso inevitabile a forme malsane di dipendenza.

Salvatore Ficili, segretario provinciale di Azione Trapani, raccoglie il testimone e porta la denuncia sul territorio. “Le criticità sollevate a livello nazionale le viviamo ogni giorno anche qui: liste d’attesa lunghe, pochi psicologi e neuropsichiatri, ancor meno quelli infantili, famiglie costrette a rivolgersi al privato, quando possono permetterselo. In provincia di Trapani il disagio giovanile cresce, ma i servizi territoriali non hanno né il personale né le risorse per intercettarlo per tempo, nelle scuole come nei luoghi di aggregazione. La salute mentale – conclude Ficili – non può dipendere dal codice di avviamento postale o dal reddito delle famiglie. Serve una rete di sostegno psicologico pubblica, gratuita e realmente accessibile, come chiede la campagna Diritto a star bene che ha raccolto settantaduemila72.000 firme”.

Il servizio AscoltaMi, attivato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, è un tentativo ma assolutamente insufficiente. Prevede l’erogazione di un voucher per soli cinque incontri di supporto psicologico, una volta sola nel corso dell’anno scolastico. Un intervento di questo tipo non può garantire un percorso terapeutico efficace. La continuità terapeutica richiede interventi strutturali volti ad assicurare livelli uniformi di assistenza sull’intero territorio nazionale.

Migliaia di giovani vite vengono lasciate allo sbando. Senza una guida, senza un punto di riferimento, molti di loro finiscono con l’andare a delinquere per lo stato di dipendenza in cui si trovano. I più fragili si abbandonano a episodi di autolesionismo e tentativi di suicidio. Sono ragazzi che vivono come zombie, ai margini di una società sorda, cieca e muta.

Un grave disagio psicologico, psichiatrico o di dipendenza li consuma giorno dopo giorno. Nessuno si prende cura di loro se non la famiglia, spesso altrettanto spaesata e senza strumenti per affrontare l’emergenza. E lo deve fare pagando professionisti privati, perché le lunghe attese al Centro Salute Mentale disorientano e scoraggiano. Il sistema pubblico sembra non vedere, non sentire, non parlare. La sanità pubblica siciliana è in uno stato di profonda crisi.

Al SERD di Marsala la situazione è identica: un servizio per le dipendenze che dovrebbe accogliere, curare, accompagnare i ragazzi verso la guarigione, ma il personale è insufficiente a fronteggiare le richieste di aiuto. I giovani dipendenti non trovano assistenza costante e vengono lasciati in balia di se stessi. Il sistema, sordo, cieco e muto, continua a non vedere. Non si investe abbastanza in salute mentale. La famiglia regge, quando può, ma non basta.

Serve un servizio pubblico che funzioni, che sia presente H24, che abbia personale adeguato, che possa offrire risposte tempestive. Serve che il Centro Salute Mentale di Marsala non sia più un ufficio aperto mezza giornata, ma un presidio territoriale capace di intercettare il disagio prima che si trasformi in tragedia. Serve che il SERD sia potenziato, che i reparti psichiatrici vengano aperti anche a Marsala, che la provincia di Trapani non sia più un deserto sanitario. Ma intanto i giorni passano, i ragazzi continuano a soffrire, le famiglie continuano a lottare da sole.

Alberto Di Paola

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