“Faccio saltare caserma dei carabinieri di Marsala”, si vantava il capo della banda dei 14 trafficanti di clandestini arrestati

Sgominata una organizzazione di trafficanti di esseri umani che opera sull’asse Tunisia – Sicilia. Posti sigilli a un ristorante di Mazara, a una casa bunker e a un’azienda agricola a Marsala nonchè a numerosi altri beni per tre milioni di euro.

Progettava di mettere una bomba alla caserma dei Carabinieri di Marsala, Fadhel Moncer, il tunisino arrestato questa notte a Mazara del Vallo, ritenuto il capo di un’organizzazione criminale attiva nel traffico clandestino di esseri umani dalla Tunisia alla Sicilia. Moncer, già arrestato nel 2012 per un traffico di armi e droga tra Francia e Italia, noto per aver pianificato di far saltare in aria una caserma dei Carabinieri, solo le manette gli impedirono di portare a termine il piano.

“Faccio saltare la caserma, già sto mettendo da parte, ogni volta, uno-due chili… appena cominciano ad essere cinquanta, cento chili, ti faccio sapere com’è… ti faccio spostare tutta la caserma a mare”, diceva Moncer sotto intercettazione. “Arrivo a scoppiare una bomba dietro la caserma dei carabinieri a Marsala, che succede? Sai, gli sbirri scappano da Marsala”.

Moncer, arrestato ieri notte assieme ad altre 11 persone, due sono ricercate, è ritenuto dagli inquirenti il capo dell’organizzazione criminale. A Moncer sono state sequestrate un’azienda agricola e una villetta a Marsala ed un ristorante, l’ex Bellavista, a Mazara.

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La procura di Palermo ha fatto scattare un nuovo fermo per gli scafisti che continuavano a gestire gli sbarchi “fantasma”, a bordo di potenti gommoni, alcuni già sequestrati dalla Guardia costiera. Tremila euro per un viaggio,  come già documentato anche in altre indagini, perché le organizzazioni degli sbarchi “fantasma” sono diverse.

Questa volta, però, l’inchiesta della Finanza va oltre. Scatta il sequestro per il tesoretto degli scafisti. Tutto in Sicilia. Il provvedimento firmato dal procuratore Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Marzia Sabella, dai sostituti Gery Ferrara, Claudia Ferrari e Federica La Chioma pone i sigilli al ristorante di Mazara, a una casa bunker, che si trova a Marsala, a un un’azienda agricola. Sequestrati pure un cantiere nautico, due pescherecci e vari conti correnti su cui transitavano in modo vorticoso i profitti dell’organizzazione.

  Ecco l’elenco dei beni sequestrati dalla guardia di finanza nell’ambito dell’inchiesta Barbanera che ha portato al fermo di 12 persone tra Mazara del Vallo, Agrigento e Palermo. Sotto sequestro sono finiti: peschereccio “Serena” e “Cesare” in uso a Filippo Solina, nove mezzi (Mercedes Vito, Citroen C8, Bmw X3, Volkswagen Tiguan, Fiat Ducato, Mitsubishi Pajero, Fiat 500, Fiat Punto, Volkswagen Touran), Ristorante Onda Blu (ex Bellavista) a Mazara del Vallo, l’azienda agricola “HAJ ALI Fraj” a Marsala, il cantiere nautico “D’Aleo Nautica di Domenico D’Aleo” a Mazara del Vallo.

Questi i nomi dei fermati. I tunisini Fadhel Moncer (residente a Marsala), Fakhri Moncer (residente a Marsala), Bilel Said (residente a Mazara del Vallo), Bessem Elaiba (residente a Mazara del Vallo), Moussa Hedhili (residente a Siracusa), Nabil Zouai (residente a Mazara del Vallo), Filippo Solina (Lampedusa), Salvatore Spalma (Realmonte), Francesco Sacco (Porto Empedocle), Farhat Khair Eldin (ricercato in Tunisia), Antonino Lo Nardo (Palermo), Giulio Di Maio (Palermo), Vincenzo Corda (Palermo), Pietro Ilardi (Palermo).

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