Benzina e diesel, in Sicilia la stangata dei rincari non si ferma più
Il caro carburanti continua a salire senza sosta e l’Isola paga il prezzo più alto d’Italia nonostante i due poli petrolchimici che avrebbero dovuto abbattere i costi logistici.

L’estate dei siciliani si tinge di nero davanti ai distributori. Il caro carburanti continua a salire senza sosta e l’Isola si conferma una delle regioni più penalizzate d’Italia, con listini che ormai viaggiano ben al di sopra della media nazionale. Non si tratta più di un’emergenza temporanea legata alle tensioni internazionali, ma di una vera e propria stangata strutturale che colpisce automobilisti, pendolari e imprese di ogni settore.
A pesare sono le consuete dinamiche geopolitiche che tengono alto il prezzo del greggio, ma in Sicilia il problema è più antico e affonda le radici in un paradosso che dura da decenni. Mentre in Francia, Spagna e Germania il costo alla pompa è sensibilmente più basso grazie a politiche fiscali diverse e a una maggiore concorrenza tra i distributori, nell’Isola si continua a pagare di più nonostante la presenza di due grandi poli petrolchimici come quelli di Priolo e Gela.
Proprio questo è il paradosso che gli automobilisti siciliani faticano a comprendere. Avere due dei più importanti impianti di raffinazione del Mediterraneo dovrebbe garantire un vantaggio competitivo in termini di approvvigionamento e di costi logistici, eppure la realtà dei fatti racconta un’altra storia. Da cinquant’anni si parla di una legge speciale per la Sicilia che possa finalmente equiparare o addirittura abbattere i prezzi dei carburanti rispetto al resto del Paese, ma ogni annuncio è rimasto lettera morta.
Nel frattempo, i siciliani continuano a pagare misteriosamente il carburante in più rispetto ad altre regioni italiane, senza che nessuno sia mai riuscito a fornire una spiegazione convincente. Il caso emblematico è quello di Marsala, che da anni primeggia nella classifica delle città più care d’Italia per quanto riguarda i prezzi alla pompa, un primato tutt’altro che invidiabile che i cittadini trapanesi si ritrovano a subire senza apparente giustificazione.
I dati parlano chiaro: per un pieno da 50 litri la differenza di spesa rispetto ad altre zone d’Italia può superare i 15 euro, una cifra che per molte famiglie rappresenta un salasso difficile da sostenere. Le associazioni dei consumatori denunciano da tempo questa anomalia e chiedono interventi concreti, ma le risposte della politica finora sono state timide e frammentarie. Gli autotrasportatori, intanto, sono costretti a riversare l’aumento dei costi sul prezzo finale delle merci, alimentando un’impennata dell’inflazione che finisce per gravare sulle tasche di tutti.
Il turismo, settore strategico per l’economia isolana, rischia di subire un contraccolpo pesante, con i visitatori che si trovano ad affrontare spese maggiori già dal primo pieno di carburante noleggiata l’auto all’aeroporto. La richiesta che arriva dalla Sicilia è quindi chiara e urgente: basta con gli annunci, servono misure straordinarie e immediate per abbattere il costo del carburante e restituire dignità a un territorio che da troppo tempo subisce un trattamento ingiustificato.
Alberto Di Paola
