Marsala, minacce all’autista che diede lo schiaffo a un ragazzo
Due atti intimidatori nell’arco di 24 ore sono stati indirizzati all’autista di autobus che al culmine dell’ira per un banale diverbio diede uno schiaffo a un ragazzo insolente, sul circolare delle scuole.

Sembrava tutto essere finito lì, quel pomeriggio del 28 aprile, al termine del diverbio aggravato da uno schiaffo alla fermata di Via Falcone. Se ne sarebbero occupati il Comune di Marsala con una indagine interna e i legali di parte nelle opportune sedi, mentre la giustizia di piazza sui social media continua a non risparmiare nessuno, con decine di migliaia di post. Invece no, accade di peggio: le minacce all’autista.
Mercoledì, intorno alle ore 14, l’autista mentre sta svolgendo il suo servizio viene improvvisamente avvicinato da cinque ragazzi tunisini. Sono compagni, amici, connazionali di quello che aveva preso lo schiaffo. Uno di loro sale sull’autobus, lo guarda dritto negli occhi e con tono provocatorio gli chiede: “Sei stato tu a picchiare il mio amico?” L’autista, sorpreso, risponde secco: “Non ti interessa. Scendi”. Il ragazzo scende. L’episodio finisce con una semplice segnalazione negli uffici dell’autoparco. Nessuna denuncia.
Il giorno dopo, ieri, alla stessa ora, si passa alle intimidazioni. L’autobus è fermo al capolinea di Piazza del Popolo. Fuori, però, questa volta non ci sono cinque ragazzi. Ce ne sono molti di più. Una quindicina, forse anche più. Tunisini, tra i 15 e i 18 anni. Ragazzi nati in Italia, figli di immigrati di seconda generazione, che ogni giorno prendono il bus per andare a scuola. Ma oggi non vogliono salire. Vogliono che scenda lui.
Cominciano a provocarlo. Le frasi sono chiare, pesanti: “Se hai coraggio, vieni a prendermi a schiaffi” . E ancora: “Scendi, che te la facciamo vedere noi”. L’autista guarda fuori. Vede i volti, sente le voci che si alzano. Qualcuno passa e non capisce. Lui ha paura, sono in tanti e potrebbero essere armati. Allora chiude le portiere, accende il motore e se ne va. Nel pomeriggio si presenta dai carabinieri di Marsala e denuncia tutto. Nella sua deposizione fornisce nomi e indizi utili. Ci sono testimoni disposti a sostenere la sua versione.
E c’è un’altra verità amara, che nessuno vuole gridare troppo forte: siamo abituati a fare di tutta l’erba un fascio, giudicando gli immigrati solo per il colore della pelle. Accanto a questi ragazzi tunisini che salgono spesso senza biglietto, che alzano la voce, che fumano (tante volte non solo tabacco), che suonano i campanelli a ogni fermata per noia… ci sono tanti altri immigrati, di altre etnie, che pagano regolarmente il biglietto, non disturbano nessuno, e a volte sono proprio loro a subire i disagi. Ma di questo, per strada, nei bar, sui social non parla quasi nessuno. Questo è il retro di una medaglia che in pochi conoscono. E gli autisti tengono a sottolinearlo
Il clima sugli autobus di Marsala, ormai, è diventato irrespirabile. Gli autisti si sentono soli, alla mercé di bulli che sanno di poter fare quasi tutto, ancora di più se minorenni. I controlli della polizia municipale? Rari. Le forze dell’ordine? Intervengono solo quando scoppia una colluttazione fisica, quando qualcuno è già a terra. Prima, ognuno se la vede da solo, l’autista è sempre a rischio.
I carabinieri hanno gli elementi per identificare il gruppo. Nel frattempo l’autista risale in cabina ogni mattina. Accende il motore, guarda nello specchietto. E si chiede con inquietudine: chi salirà oggi alla prossima fermata? Si sente in pericolo, sarebbe il caso di toglierlo dagli autobus fino a quando non si placano le ire.
Alberto Di Paola
