Mafia, massoneria, appalti e droga: 56 persone arrestate in due operazioni antimafia

Messina: le mani di mafia e massoneria sulla Città. Arrestati in 30, fra cui anche funzionari e imprenditori. Per gli investigatori gli arrestati erano legati da “un disegno di gestione di interessi economici illeciti contrassegnati da riservatezza e reciproca affidabilità”

Catania: l’operazione condotta dalla direzione distrettuale antimafia della città etnea ha colpito il clan guidato da Francesco Santapaola e Marcello Magrì. Sono 26 le misure cautelari eseguite per associazione mafiosa, armi e traffico di stupefacenti ed estorsione

MESSINA – C’è anche l’ex presidente dei costruttori di Messina, Carlo Borella, tra i trenta arrestati nell’operazione dei carabinieri del Ros e del comando provinciale di Messina che all’alba ha portato in carcere imprenditori e pubblici funzionari in un’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto di Messina Sebastiano Ardita.

Tra gli arrestati anche Raffaele Cucinotta dell’ufficio urbanistica del comune di Messina. Per l’accusa era la talpa dei clan nelle gare per gli alloggi popolari.

Per i magistrati quella che è stata sgominata è una vera e propria cellula catanese di Cosa nostra che per anni ha condizionato la vita pubblica di Messina. Un blitz che ha portato in carcere anche funzionari del Comune ed esponenti della società che conta affiliati tra di loro anche da un vincolo di segretezza della massoneria.

Dunque mafia, politica e massoneria è il leit motiv dell’indagine estesa anche alle città di Catania, Siracusa, Milano e Torino. Professionisti, imprenditori, titolari di società, funzionari del Comune, tutti connessi, spiegano gli investigatori, “a un disegno di gestione di interessi economici illeciti contrassegnati da riservatezza e reciproca affidabilità”.

Associazione mafiosa, concorso esterno, ma anche corruzione, estorsione, riciclaggio e traffico di armi i reati contestati dalla Procura ai trenta arrestati, dieci dei quali hanno ottenuto gli arresti domiciliari.

Per 10 degli indagati il Gip ha disposto la misura degli arresti domiciliari.

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Grazie alle attività investigative sono state ricostruite le dinamiche associative del sodalizio ed il ruolo di vertice rivestito da Vincenzo Romeo, sotto la supervisione del padre, Francesco, e con la collaborazione dei fratelli Pasquale, Benedetto e Gianluca.

Gli elementi raccolti nel corso dell’indagine hanno inoltre condotto alla contestazione del reato di concorso esterno in associazione mafiosa, spiegano i carabinieri a carico dell’avvocato Andrea Lo Castro, che avrebbe messo a disposizione del gruppo criminale le proprie competenze professionali per consentire il riciclaggio di denaro proveniente da reati, la falsa intestazione di beni e l’elaborazione di strategie per la sottrazione, in frode ai creditori, della garanzia patrimoniale sulle obbligazioni, prestandosi anche a fare da prestanome per l’intestazione di beni.

Ricostruiti gli interessi del clan in alcuni importanti settori, in particolare quello degli apparecchi da intrattenimento e dell’online gaming, vero e proprio business su cui si stanno concentrando gli appetiti di diverse organizzazioni criminali a livello nazionale. Cospicui gli interessi nella gestione di centri scommesse e nella distribuzione di macchinette videopoker in provincia di Messina attraverso le società Start Srl, Win play soc.coop e Bet srl.

Emersa, ancora, l’influenza di Vincenzo Romeo sulla Primal srl, società titolare di una concessione con diritti su 24 sale e 71 corner ed è stato proprio Romeo, nel corso di alcune intercettazioni ambientali, a spiegare di aver preso parte a Roma a un incontro con i finanziatori della società e che sarebbero stati presenti numerosi rappresentanti di diverse cosche della Sacra corona unita e della ‘Ndrangheta, i quali avrebbero riconosciuto il ruolo di Romeo.


CATANIA: Due giorni fa il blitz a San Giovanni Galermo per liberare un quartiere dallo spaccio degli stupefacenti droga. A distanza di poche ore i carabinieri sono tornati in quel rione estendendo l’operazione a San Cristoforo, altra ‘piazza’ della droga. Sono 26 le misure cautelari firmati dal gip del tribunale di Catania su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 26 persone per i reati di associazione mafiosa, armi e traffico di stupefacenti ed estorsione, ritenute appartenenti al clan Santapaola,  capeggiato negli anni 2015 e 2016 da Francesco Santapaola e da Marcello Magrì.

L’operazione di oggi si inquadra in un’ampia strategia di contrasto della Procura della Repubblica e dei carabinieri del Reparto Operativo che ha consentito, dal gennaio 2015 fino ad oggi, di eseguire numerosi provvedimenti cautelari e disarticolare completamente il gruppo dei fratelli Nizza, capeggiato da Nizza Andrea Luca, irreperibile dal dicembre 2014 ed inserito nell’elenco dei “latitanti più pericolosi” del Ministero dell’Interno, tratto in arresto il 15 gennaio 2017 dai militari del Reparto Operativo di Catania, che negli ultimi anni era riuscito a creare un vero e proprio “cartello” della droga con il monopolio delle “piazze di spaccio” in diversi quartieri della città acquisendo notevole consenso all’interno della famiglia Santapaola, poiché in grado di reclutare centinaia di affiliati, acquistare ingenti quantitativi di stupefacente da immettere sul mercato, garantendo così rilevanti flussi di denaro in contanti da reinvestire in settori economici e finanziari.

 

fonte: www.repubblica.it

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